FRANCESCA TRIPODI

18.05.2016 13:48
Rubrica Europa Ellenofona di Filippo Violi
                    Francesca Tripodi è nata a Chorìo di Roghudi (Chorìo tu Richudìu) il 24.7.1940 e vive a Reggio Calabria sulla via della diaspora che ha costretto gli abitanti di Roghudi ad abbandonare il proprio paese.
Figlia del “patriarca” Carmelo Tripodi, è cresciuta nella famiglia e per la famiglia, ereditando l’amore per la cultura greca dal padre. Francesca ha sempre coltivato l’amore e la passione per la lingua greca restando legata alla lingua e alle tradizioni grecaniche che ha appreso fin da bambina, soprattutto all’arte del telaio.
Alcune sue poesie sono state pubblicate in un articolo di D. Minuto1, altre sono inedite e sono state raccolte da me. In Francesca Tripodi il rapporto sentito e continuativo con la natura si risolve nella esaltazione di un richiamo alla luna, al vento, ai raggi di luce, alberi secolari, ecc..
E’ quasi una semplice esclamazione e, subito dopo, l’autrice cambia immediatamente registro. Ritorna al tema più importante della sua lirica: la Grecia, la lingua, l’amore per quella patria che sembra averla dimenticata: Ellàda su gapào, / ma esù en gapàse emmè, / de scèrise pìa ìmmo, / ma egò annorìzzo essè. / Egò ìmmo stin Calàbria, / na mòrcio sc’essè, Ellàda, / esù ìsso to dendrò, / i radicàti edò (Grecia io ti amo, / ma tu non ami me, / non sai chi sono, / ma io conosco te. / Io sono in Calabria, / un pezzo di te, Grecia, / tu sei la quercia, / le radici sono qua ). Eppure, continua Francesca, la lingua greca è la prova più certa che noi ci apparteniamo e siamo una sola razza:
Irtha sc’essèna, leddhè,
na ivro pu stèkise esù,
i glòssa è martirìa
ti egò appartenèo sc’essè:
òtu to scèrise esù
…………..
Son venuto da te, fratello,
a vedere dove stai,
la lingua è testimonianza
che io appartengo a te:
così lo sai tu
e così lo so io2.
E al tema della lingua segue quello della diaspora, la necessità a dover andare lontano per sopravvivere. La nostra terra non dà più lavoro e bisogna partire. Questa è una delle note più dolenti che l’autrice esalta nel suo canto. “La separazione dalla famiglia è triste e dolorosa - dice l’uomo alla sua donna - ma se rimango qui non potremo tirare avanti, non c’è lavoro, non so cosa altro fare”.
Ritorna il tema dell’emigrazione forzata che aveva costretto tanti grecanici in diaspora: : - Egò su lègo “mi pàse, mi pàse, / pu mu afìnnise òde manachì” – / Echo na pào jà fòrza / ècho na pào addhì / an de cànnome òtu /emì ‘e sònnome zì (-Io ti dico “non andare, non andare, / che mi lasci qui sola” – / -Devo andare per forza / devo andare altrove / se non facciamo così / noi non possiamo vivere).
 
GLI ESITI LINGUISTICI
Da Francesca Tripodi, considerato l’ambiente in cui è cresciuta, ci aspetteremmo soluzioni ritmiche diverse da quelle espresse nella sua poesia, un verso semplice e rimato, un legame più profondo con i registri linguistici del passato, ma non sempre è così. Gli assi tematici risultano identici a quelli cui ci hanno abituato i Greci di Calabria. I registri espressivi, soprattutto nelle ultime liriche, appaiono ormai lontani: si va dalla poesia elaborata, se pur legata a temi antichi: O fengàri ti nàkese ti nìrta, / o forèa ti fisàse plè fitta / ce bulìscese te ddànghe (O luna che culli la notte, / o vento che soffi più forte / e accarezzi le guance), al restauro di generi metrici antichi: Rokkàmi maghemmèna / sce lùstro sce strammàde / ‘mbennu ste stròffe (Ricami di magici / raggi di luce / s’infiltrano nella vegetazione); dal dialogo lirico a forme miste di versi e componimenti in endecasillabi sciolti: Pethènu ta pensèri sto scotìdi ti nìsta. / Ta ònera mènu / sta sinertìmata ti sìmera / alànza fandònike maghìe ( Muoiono i pensieri nell’oscurità della notte. / I sogni rimangono / nei ricordi del giorno / come favole magiche).
LA CRITICA
D. Minuto, Piccolo canzoniere grecanico di F. Tripodi, in AA.VV., Utopia e rivoluzione in Calabria, scritti in onore di Enzo Misefari, a cura di Saverio Bella, Pellegrini, Cosenza, 1992, pp. 227-236; F. Violi, I Nuovi Testi Neogreci di Calabria, vol. II, Iiriti ed., Reggio Calabria, 2005; F. Violi, in «I Fonì Dikìma» e «I Fonì tu Richudìu» a. I, 2006, edizioni Circolo Culturale Odisseas.
 
 
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1 D. MINUTO, Piccolo canzoniere grecanico di F. Tripodi, in AA.VV., Utopia e rivoluzione in Calabria, scritti in onore di Enzo Misefari, a cura di Saverio Bella, Pellegrini, Cosenza, 1992, pp. 227-236. Le altre poesie sono il frutto delle partecipazioni dell’autrice ai vari premi di poesia e sono state raccolte da me.
2 F. Tripodi, Irtha sc’essèna, leddhè ti Grècia, in F. Violi, I Nuovi Testi Neogreci di Calabria, vol. II, Iiriti ed., Reggio Calabria, 2005

 

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