Motta San Giovanni (rc) La scomparsa del professore "torinese" Giovanni Verduci senior, 'cronista' del Magistrale di Reggio

01.07.2016 22:59

 

 

 

 

Domani 2 luglio alle ore 1700 i funerali, in forma pubblica. Questo è il momento del dolore e dell’angoscia. Ma anche inevitabile e scontato, quello dei commenti. Il professore Giovanni Verduci, era un personaggio solare, serio, stimato, amato e benvoluto.

GALEOTTA FU LA TELEFONATA CHE ANNUNCIAVA LA MORTE DEL PROFESSORE ‘TORINESE’GIOVANNI VERDUCI

Domenico Salvatore

Un pomeriggio soleggiato di luglio, appena ‘entrato’, come un altro.

Ma all’improvviso, uno squillo, breve come un altro. Non facciamo in tempo a prendere il telefonino.

Richiamiamo noi. - Hello how are you Paolo?

Come stai?...Io bene. E già s’intuisce che ci sia qualcosa che non vada.

-Ti devo dare una brutta notizia…che riguarda un nostro amico. Anzi, ti passo il nostro comune amico ‘Lillo’.

-Pronto Domenico? Come ti accennava Paolo, il nostro amico Giovanni Verduci, tuo compagno di scuola, nostro amico e compaesano, si è suicidato…Domani alle 1700 i funerali a Motta San Giovanni…

-Ma che dici mai? Impossibile. Incredibile. Inaccettabile.

-Anche noi, prima di te, ci siamo posti tante domande, ma non abbiamo trovato risposte plausibili ed utili per capire.

Finisce qui e così, la terribile telefonata del 1° aprile pomeriggio 2016.

Giovanni Verduci, professore in pensione, scapolo d’oro, aveva insegnato a Torino da sempre.

Ogni tanto, ‘scappava’ dalla Mole per una rimpatriata sia pure rapida, con la mamma, i fratelli, amici, parenti e conoscenti: l’ambiente dell’infanzia e dell’adolescenza.

La sera prima, era stato con gli amici a vedere una partita degli europei Portogallo-Polonia.

Uno dei tanti momenti di svago. La chiacchierata, il commento, la ‘bizzolata’, mentre dal vicino prato campagnolo, le cicale intonavano il solito concertino estivo.

Motta San Giovanni nord, panorama

 

Al mattino, secondo la ridda di voci, spesso contrastanti, doveva incontrarsi con la sorella, che  giungeva da Pellaro.

Probabilmente, è stata la prima a scoprire la tragedia. A rimanere pietrificata, incredula, difronte al corpo oramai senza vita; a lanciare un grido acuto.

Un urlo di dolore e di rabbia, ma anche di tristezza. Ed a chiedersi:”Perchèeeeee?”.

Poi l’arrivo dei vicini, passanti, amici, parenti e conoscenti. La telefonata ai Carabinieri, l’arrivo del medico legale, del magistrato di turno e gli operai della ditta del ‘caro estinto’.

 

Domani 2 luglio alle ore 1700 i funerali, in forma pubblica. Questo è il momento del dolore e dell’angoscia. Ma anche inevitabile e scontato, quello dei commenti.

Il professore Giovanni Verduci, era un personaggio solare, serio, stimato, amato e benvoluto.

Perciò, nessuno crede alla favola della delusione amorosa; del problema economico; del debito scoperto; della lite, dopo uno scatto d’ira; della parola sbagliata; della depressione.

C’eravamo visti e rivisti dopo il ‘rientro alla base’. Una festa di piazza, una corsa sportiva, oppure sentiti telefonicamente, qualche settimana fa.

Ogni volta, si tornava ai ‘vecchi tempi’ del Magistrale ‘Tommaso Gulli’ di Reggio Calabria, Anni Sessanta.

Ogni mattina, una piccola folla, anche le colleghe dell’ala femminile, si radunava intorno a noi due, che indossavamo i panni di… Nicolò Carosio, Enrico Ameri, Roberto Bortoluzzi, Sandro Ciotti, Alfredo Provenzali, Marcello Giannini, Beppe Viola, Luigi Necchi, Sergio Zavoli, Adriano De Zan, Sergio Giubilo, Everardo Dalla Noce, Carlo Nesti, Riccardo Cucchi, Luca Gentili, Livio Forma, Francesco Repice, Emanuele Dotto, Claudio Ferretti, Enzo Foglianese, Ezio Luzzi, Piero Pasino, Adone Carapezzi, Gianfranco Pancani, Andrea Boscione, Italo Moretti, Luca Liguori, Emanuele Giacoia, Nuccio Puleo, Cesare Castellotti e via dicendo, se non ricordiamo male.

Il bidello Monorchio si arrabbiava di brutto, perché voleva e doveva chiudere il portone di ferro.
Ordini del preside Cosimo Zaccone e del suo vice, professor Francesco Crea.

In sottofondo, due simpatiche sgridate di Ugo Perrone, professore di Musica…” Là nella valle, c'è un'osteria/
è l'allegria, è l'allegria/ là nella valle, c'è un'osteria/ è l'allegria di noi alpin!/ E se son pallida nè miei colori/ no' vo' dotori, no' vo' dotori/ e se son pallida come 'na strassa/ vinassa, vinassa e fiaschi de vin!/ Là sul Cervino c'è una colonna/ è la Madonna, è la Madonna /là sul Cervino c'è una colonna/ è la Madonna di noi alpin!/…”; o del professore Francesco Polimeni…”Facchini volete entrare in classe o no?”.

Dentro, c’era già Filippo Velonà, occhialuto, ossuto, secco e profondo, più puntuale di un orologio svizzero…”Dimmi due paroline a volo d’aquila sulla Poesia realistico-borghese, Dolce Stil Novo, Cecco Angiolieri, Cielo D’Alcamo…E Nino Nicolò il professore di Matematica, non la finiva più di giocherellare con la sua macchinetta Ronson. Ed un professore di Chimica super-tifoso del Messina.

Ha scelto l’Estate per andarsene, Giovanni. Lui che amava il mare, subacqueo provetto…” Sapore di sale, sapore di mare/che hai sulla pelle che hai sulle labbra/
quando esci dall’acqua e ti vieni a sdraiare/vicino a me, vicino a me/Sapore di sale, sapore di mare/un gusto un po´amaro di cose perdute,/di cose lasciate lontano da noi/dove il mondo è diverso, diverso a qui./…”.

Ha raggiunto in Cielo, il mitico Francesco Verduci, con cui aveva fondato il Gruppo Sportivo Mottese.

Giovanni, dopo aver ‘agguantato’ la pensione, aveva abbandonato le rive del Po, per tornare al borgo natio.

Riambientarsi di nuovo nella sua Motta, non era facile. Nonostante fosse circondato dai familiari, amici, parenti e conoscenti.

Niente era più come prima. Molti come lui, erano emigrati, in terre assai lontane come l’Australia, Francia, Germania, Inghilterra, America.

Tante persone amiche, che costituivano il suo immaginario collettivo, la memoria storica, erano scomparse anzitempo. Altre si erano trasferite a Reggio Calabria e zone limitrofe.

Il professore Giovanni Verduci                   Maria Santissima del Leandro, venerata in Motta San Giovanni

 

I compagni d’infanzia, di scuola, di gioco erano cresciuti. Ognuno aveva scelto la sua strada: il calcio, gli studi, il servizio militare, il lavoro, la famiglia.

Che bei tempi, quei tempi…regnava sovrana la solidarietà paesana e c’era la comunicazione; le notizie volavano di porta in porta …Muriu cummari Maria, poveretta!Cadiu cumpari Peppi!Si maritau Giuvanni! Carmela si fici zita!Lillu, partiu pi’ surdatu!’U zi’ Cicciu, turnau da’Merica! Mastru Pascali, parti pa’ Germania!Si diplomau Franca!Micu truvau lavuru ‘nda minera!

Oggi, c’è lo smartphone, l’i-pad, il computer, il tablet, la fotocamera, la televisione digitale a schermo piatto.

Anche i luoghi, gli scenari, avevano subito una qualche metamorfosi. Motta tuttavia, in linea generale, è rimasta sempre uguale….Piazzo Borgo, Palazzo ‘Pasquale Alecce, la Madonna del Leandro, San Basilio, lo stadio ‘Leandro Azzarà, le chiese, il monumento ai caduti, il distributore di carburanti, la strada provinciale, gli autobus, la bottega sotto casa, il bar degli amici, il gruppo folk.

Per le vie cittadine, oramai da tempo, non si vedono più, non si odono e non si percepiscono sapori, odori, colori tipici di paese: frittelle di fiori di zucca appena colti, fritte nell’olio extra-vergine di oliva delle nostre colline, con arte culinaria navigata, da nonne esperte; fritture miste di calamari e gamberi, sarde o costardelle impanate, pesce spada, stocco fisso con patate e vino a perdere.

Fagioli al tegamino, ceci alla paesana, fave a macco, lenticchie, piselli, insalate di lattuga e pomodoro, peperoni ripieni, frittura di patate, peperoni e melanzane, spaghetti al pomodoro…

Il Motta allenato da Giovanni Verduci senior nella stagione 1975-76

 

Non ci sono più i luoghi, le pietanze antiche, le mamme di Toto Cutugno…”Due braccia grandi /per abbandonarmi dentro /se la notte avevo un po' paura/ Occhi profondi /per cui ero un libro aperto/ senza dire neanche una parola/Aveva mille modi buoni per svegliarmi/ quando non volevo andare a scuola/ E mi chiedevo mentre le guardavo i piedi/ questo angelo perche' non vola/…  E cosi' piccolo/
io avrei affrontato il mondo/ guai a chi si avvicina e chi la tocca/ E che parole dolci/ come quelle torte al forno/ che veniva l'aquolina in bocca/ Mi rimboccava fino al naso le coperte/ se pioveva avevo un po' paura/ E mi tuffavo nel suo letto/ a braccia aperte/ ad ogni tuono forte mi stringeva…”  Un colpo al cuore per la comunità ‘motticiana’, rimasta allibita, ammutolita ed impietrita. La solitudine, è forse una delle cause? La solitudine, disperazione e speranza? Ognuno, se la può prefigurare a sua immagine e somiglianza se non uso e consumo; una condizione spiacevole, a volte spaventevole, che spesso diventa un nemico da fuggire.

 

 

Motta San Giovanni, la chiesa consacrata a Santa Caterina

 

Lo scenario di bambini abbandonati nel mondo, nelle città; vecchi ed anziani abbandonati nelle case, nell’anonimato, famiglie parcheggiate davanti alla televisione; la prigione, la disabilità, la malattia, fanno sentire il peso, o la tristezza, della propria solitudine. A Massimo Troisi è attribuito un aforisma: “Sono nato in una casa con 17 persone. Ecco perché, ho questo senso della comunità assai spiccato. Ecco perché quando ci sono meno di 15 persone, mi colgono violenti attacchi di solitudine.”. E per Seneca:”La solitudine è per lo spirito, ciò che il cibo è per il corpo”.

E' stato il primo allenatore del Motta Calcio, che ha portato il buon nome del paese natio, del Comune tutto, in giro per la Calabria. In Piemonte è stato un professionista serio. Un docente di Lettere stimato e benvoluto dagli allievi e dai genitori, ma anche dalla società torinese, dove ha insegnato per oltre trent'anni.

 

 

Motta San Giovanni, lo stadio 'Lendro Azzarà", nella foto di lato

 

Merita un omaggio, un segno distintivo. Qualcosa che gratifichi il suo sacrificio. Il sindaco ingegnere Paolo Laganà, saprà bene come onorare degnamente la memoria di un grande personaggio come Giovanni Verduci senior. Memoria minuitur nisi eam exerceas. All'omelia, il parroco don Giovanni Gullì, ha tratteggiato la personalità dello scomparso, attenendosi al Vangelo. Erano presenti anche, il sindaco ingegnere Paolo Laganà ed il vicepresidente della provincia Giovanni Verduci e qualche compagno di scuola. La salma, è stata poi accompagnata all'ultima dimora, il locale cimitero di Motta. Qui riposeranno le spoglie mortali dello scomparso, in attesa della 'chiamata'.

Domenico Salvatore

 

Cerca nel sito