DOMENICO NUCERA ( Milinàri): ESTRO POETICO E GIOIA NEL CANTO

20.05.2016 09:25
Rubrica Europa Ellenofona di Filippo Violi
                                       Dei poeti che amiamo di più, la nostra memoria tende a ritagliarsi una strofa, un gruppetto di versi, o magari un unico verso esemplare. Per quei poeti che abbiamo anche avuto il privilegio di frequentare nella vita, allora quei pochi versi che ne isoliamo, o quell’unico verso, finiscono per includere qualcosa della figura fisica, visibile – quasi il volto medesimo – del poeta.
Questo è il caso di Mimmo Nucera che, come poeta e uomo di profonda sensibilità, si innesta nella tradizione vivissima di affetti che il mondo grecanico ha sempre saputo elargire a piene mani
Domenico Nucera (milinàri) nasce a Gallicianò (Condofuri), in un paese in cui l'onomastica locale rende poco omaggio alla fantasia1, lasciando così spazio ai paronimi (i soprannomi).
Risulterebbe difficile infatti poter identificare uno dei tanti Domenico Nucera presenti nel territorio della Bovesìa meridionale, ed in particolare a Gallicianò, senza l'appropriato uso del soprannome.
Il panorama della poesia grecanica è spesso talmente omogeneo che riesce difficile trovarvi motivi che esulano dai topoi abituali cui fanno riferimento i poeti ellenofoni, pur non avendo essi canoni e moduli prestabiliti, e pur affidando tutto all'improvvisazione, all'estro del momento, alla voglia di esprimere se stessi e i propri sentimenti.
Dagli schemi formali e contenutistici del già fatto, sembra allontanarsi Domenico Nucera, con una varietà di toni e di contenuti propri del suo animo fanciullo. Ed è proprio da qui che bisogna partire per verificare le componenti esegetiche, così come il dato storico e biografico dell'autore, se si vuole comprendere la sua poesia.
Il Nucera è certamente uno dei pochi poeti a scrivere anche per i bambini. Egli ha compreso più degli altri che il futuro della lingua è rintracciabile dentro la famiglia e nella scuola che diventa, insieme, momento di trasmissione della cultura grecanica e dei suoi valori.
La passione che esprime nei suoi canti annulla qualsiasi artificio linguistico. Leggere la sua poesia, che si fa quasi sempre canto, è già un essere ammessi nel suo intimo, un partecipare della sua gioia e della sua interiorità, della sua speranza, che forse permette di interrompere quella solitudine che da molto tempo ormai grava sul suo paese, sulla sua lingua, sulla sua cultura.
Domenico Nucera oggi vive a Condofuri Marina con la sua famiglia. Egli ha sempre mobilitato tutte le risorse della sua passione per il canto e per la musica dei grecanici, sviluppandoli in una intelligente sublimazione con il gruppo grecanico della CumElCa, con il quale ha anche inciso alcune cassette musicali.
AGÀPIMU
Larga asc'essèna en-i-scero ti na camo
i cardìamu ene mavri fola to scotìdi.
Mia macherìa mu etàvriese me to machèri
jatrò en echi pu ti ssònni jàni.
I zoì ene micrì, ela agàpimu,
ti egò de ssònno zi.
Ela condàmu ce dòmmu to cheri,
otu manachò egò sonno jàni.
Vrè ti agapimìa ene fola to lulùdi
an dè to potìse spisìo ecìno cottèni.
Na mi càmise mesèmu tin crudèli
a thèlise i cardìamu na mi pesàni.
Anisce t'attìa ce cùe tundo tragùdi
immìa zoì macrìa sònnome cami.
……………..
AMORE MIO
Lontano da te non so che cosa fare
il mio cuore è nero come il buio.
Un colpo mi hai dato con il coltello
e non c'è medico che lo possa guarire.
La vita è breve, vieni amore,
perché io non posso vivere.
Vienimi vicino e dammi la mano,
soltanto così io potrò guarire.
Vedi che l'amore è come il fiore
se non l'innaffi spesso si appassisce.
Non fare con me la crudele
se vuoi che il mio cuore non muoia.
Apri le orecchie e ascolta questa canzone:
insieme potremo fare una lunga vita2.
…….
I PEZIMÌA TU MILINÀRU (LA COMMEDIA3 DEL MUGNAIO)
Gli Ellenofoni di Calabria non hanno mai avuto esempi di commedie scritte in lingua greco-calabra nel passato, o almeno, esempi che siano rimasti fino ai nostri tempi. Nemmeno oggi in realtà ci sono esempi di commedie vere e proprie. I pezimìa tu milinàru4 è un brano breve, composto da Domenico Nucera, quasi quaranta anni fa, una libera interpretazione di fatti quotidiani, legata all’esigenza di una società, quella grecanica, di riappropriarsi del patrimonio culturale tradizionale e, nello stesso tempo, alla necessità di consentire una più vasta comunicazione e circolazione del linguaggio. Il patrimonio letterario contemporaneo, cresciuto su di un terreno sociale ben diverso da quello antico del mito, ha potuto essere reinterpretato in funzione della nuova realtà dei paesi grecanici e delle loro esigenze. I due brevi atti sono inseriti nel concreto tessuto sociale di una società agro-pastorale dominata da personaggi che tentano di sopravvivere con atti di furbizia, nella eterna ricerca di poveri beni che li aiutino a superare le difficoltà economiche quotidiane. Il mondo che si presenta agli occhi del Nucera è quello di sempre, quello in cui egli è vissuto fin dalla nascita, il vero ritratto della società di allora, per cui la reinterpretazione avviene in una scenografia tutta paesana con un linguaggio parlato e a volte anche triviale. L’importante è, comunque, che il Nucera ne abbia avviato un primo tentativo. A lui non interessa approfondire singoli elementi della commedia vera e propria – non potrebbe in ogni caso – ma utilizza quegli stessi elementi, con il fine di “ricostruire” la struttura di una lingua che
 
LA CRITICA
Le poesie di Domenico Nucera sono state raccolte in F. VIOLI, I Nuovi Testi Neogreci di Calabria, Vol. I, ed. Iiriti, Reggio Calabria, 2005, un volume antologico che comprende tutti gli autori grecanici di Gallicianò ed inedito. Qualche lirica era già rintracciabile in F.Violi, Anastasi, canti politici e sociali dei Greci di Calabria, C.S.E. Bova M.,1990; C. Nikas, Poeti viventi della Calabria, in Italoellinikà, (vol.III), I.U.O., Napoli, 1990. Altre notizie biografiche sull’autore possono essere ricercate in NIKAS C., Lingua e letteratura degli ellenofoni di Calabria, Italoellinikà, Rivista di cultura greco-moderna, Istituto degli Studi di Napoli “L’Orientale”, VII, Napoli 1999-2000; F. Violi, La Storia e letteratura greca di Calabria: Autori e Testi, Rexodes-Magna Grecia, RC, 2001
 
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1 Si pensi a quante persone portano lo stesso nome e cognome, per cui spesso non si riuscirebbe ad individuarle senza l’uso del soprannome
2 Questi versi sono stati concepiti per essere musicati e si trovano nelle produzioni musicali della Cumelka
3 La commedia, come del resto la tragedia, è una creazione della cultura greca classica. La sua origine è di carattere religioso ed è collegata al culto del dio Dionisio (quello che presso i Latini era chiamato Bacco). Le antiche origini della commedia risalgono, con molta probabilità, alle processioni durante le quali si cantava e ci si rivolgevano battute beffarde. Aristotele, nella sua Poetica, dà due etimologie della parola “commedia”, cioè due derivazioni. Secondo una prima etimologia la parola greca kwmwdiéa (komodìa) avrebbe il significato di “canto di baldoria, festa”, “canto di gioia in onore di Dionisio” (dal greco komos, “gioia, “festa”); l’altra etimologia ci riporta al greco kome, “villaggio”, cioè “canto del villaggio”.
4 Vedi F. Violi, Nuovi Testi Neogreci di Calabria, Iiriti ed., Reggio Calabria, 2005, vol. I
rischia di scomparire. Non è facile, a volte, ma non esiste altra strada per affrontare la sfida di vivere la propria vita e la propria storia.

 

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