DALLA NASCITA ALLA MORTE

03.07.2016 10:31
Rubrica europa ellenofona di Filippo Violi  -  
 
I Naka
(la culla)
……
se nnacarìzo catacì ce cataò
c’esù den ciumàse,
ninnalaò, ninnalaò,
ninnalaò, ciùma pedì!
……….
ti cullo in qua e in là
ma tu non dormi,
ninnalaò, ninnalaò,
ninnalaò, dormi, fanciullo!
…….
Venìti sonnu, venìti, venìti,
prestu venìti e no, no’ ddimuràti
lu bèddhu di la mamma ndormentàti
…….
Venite sonno, venite, venite
Presto venite, non vi attardate
Il bello della mamma addormentate
……
Questo capitolo ha i suoi rimandi nella dolcezza che accompagnava i canti delle madri sulle culle dei loro bimbi. Intanto ci sorge spontanea una domanda. Perché, in alcuni luoghi, il sonno veniva invocato rivolgendogli un “tu” confidenziale - come a quasi tutti i fenomeni naturali - ed in altri posti, magari nello stesso canto a volte, la gente si rivolgeva al sonno col “voi”?. E’ certo che, se usciamo fuori da ragioni di metrica o di rima, non sapremmo dare esattamente una risposta:
…..
Sonnu veni e sonnu veniti,
veniti prestu e non addimuràti ooo!!!
,,,,,,
Un po’ diversa nella sua formazione è la ninna-nanna grecanica nel quale il sonno non viene quasi mai invocato, ma ci si rivolge direttamente al bambino, invitandolo a dormire, soprattutto nelle ore di maggiore occupazione della madre o della nutrice. Immaginiamo la scena di questo bimbo cullato dolcemente in una “naka” costruita sui trespoli (trìspiti):
…………
Tin nàka tin ècama sto trìspito
na nnacarìzo to pedì
ninnalaò, ciùma pedì.
To nnacarìzo cataò ce catacì
ce ciùma, pedì!
Ti èrkete o pàtrissu ce mu zitài faghì,
ninnalaò, ciùma pedì.
‘Erkete o pàtrissu ce mu zitài faghì
ce egò jà’ssè den cànno faghì,
ninnalaò, ciùma pedì!
Ninnalaò, ciùma, pedì,
ti èrkete o patrissu ce mu tavrì
ti mu zitài faghì
c’esù den m’afìnise na càmo faghì.
Ninnalaò, ninnalaò, ciùma pedì,
se nnacarìzo catacì ce cataò
c’esù den ciumàse,
ninnalaò, ninnalaò, ninnalaò, ciùma pedì!
…………….
La culla che ho costruito sul trespolo
per cullare il bambino,
ninnalaò, dormi, fanciullo.
Lo cullo in là e in qua
e dormi bambino!
Perchè viene tuo padre e mi chiede il cibo
ninnalaò, dormi, fanciullo.
Viene tuo padre e mi chiede cibo
e io per colpa tua non cucino il cibo
ninnalaò, dormi fanciullo.
Ninnalaò, dormi, fanciullo.
Perchè viene tuo padre e mi picchia
poichè mi chiede cibo
e tu non mi lasci cucinare.
Ninnalaò, dormi, fanciullo,
ti cullo in qua e in là
ma tu non dormi,
ninnalaò, ninnalaò, ninnalaò, dormi, fanciullo!
…………..
Le “nàke” non sempre erano però poste su trespoli. Spesso erano sospese e ad esse era legata una cordicella con la quale, dal letto, su cui la madre a volte riposava, si poteva imprimere una oscillazione per tentare di conciliare il sonno del bimbo senza alzarsi. E, in riferimento al canto ora riportato, non era raro che la cordicella arrivasse fino in cucina – d’altronde non è che fossero molti gli ambienti nelle vecchie case grecaniche (spesso cucina e “camera” da letto coincidevano). Dalla cucina stessa la madre perciò poteva cullare il bimbo continuando a preparare il cibo.
Nelle nenie materne si trovava di tutto: forti dosi di vanità, speranze, affetti, possessività, tenerezza, e la certezza che tutti i bimbi avevano in ogni caso una culla riscaldata, quantomeno, dal canto materno.
Lo stesso gesù Bambino, come vogliono le nostre leggende popolari, era stato cullato sotto un piede di nocciolo:
…….
Sutta a un pèdi di nucìddha
nc’è ‘na naka piccirìddha
chi nnacàva a Gesù bambìnu
San Giuseppi e San Giacchìnu
………..
Ci sarebbero molte nenie da registrare per coprire parte dei vari momenti che caratterizzavano la giornata di una madre accanto al suo bimbo, ma mi piace riportare alcuni versi di una ninna nanna dal quale si evince il contrasto tra la madre e la nonna, soprattutto quando vivono sotto lo stesso tetto. La nonna ricorda nel suo canto che il bimbo, essendo figlio di suo figlio, appartiene a tutta la famiglia; la madre invece ne rivendica il legittimo e geloso possesso:
………
- La nonna:
….
E dormi bèddhu e dormi e fai la ninna,
o bbèddhu di la mamma e di la nonna.
 
E dormi bello e dormi e fai la ninna
sei il bello della mamma e della nonna
……..
- e la madre:
…..
E dormi bèddhu e dormi e fai oòò
Sì bbeddhhu di la mamma e l’àutri nooo
 
E dormi bello e dormi e fai oòò
sei il bello della mamma, degli altri nooo
….
Del canto infine di cui abbiamo già parlato in precedenza (O Marìa Middalinì) che avevamo inserito nel capitolo dedicato al “malocchio”, si era detto che esso poteva essere facilmente collocato nel capitolo dedicato alla “culla”, dal momento che, pur essendo un canto religioso, la sua funzione è quella di una ninna-nanna. In realtà vi entra più di diritto questa variante che abbiamo recuperato e di cui diamo di seguito la versione:
………
Maddalèna rodinì 1,
po’ ciumàse manachì?
En ciumàme manachì:
ècho Pètro c’ècho Pàolo.
Nghìri nghìri ta spitìa
Cànnu nnàke jà pedìa.
……………
O Maddalena rossa,
come dormi sola?
Non dormo sola:
ho Pietro ed ho Paolo.
In giro in giro per le case
Costruiscono culle per i bambini
 
________________________________
1 Presumo comunque che l’informatore abbia confuso il primo verso per l’assonanza dell’espressione “Maddalena rodinì” con “ Marìa Middalìnì”
1 Presumo comunque che l’informatore abbia confuso il primo verso per l’assonanza dell’espressione “Maddalena rodinì” con “ Marìa Middalìnì”DALLA NASCITA ALLA MORTE
I Naka
(la culla)
……
se nnacarìzo catacì ce cataò
c’esù den ciumàse,
ninnalaò, ninnalaò,
ninnalaò, ciùma pedì!
……….
ti cullo in qua e in là
ma tu non dormi,
ninnalaò, ninnalaò,
ninnalaò, dormi, fanciullo!
…….
Venìti sonnu, venìti, venìti,
prestu venìti e no, no’ ddimuràti
lu bèddhu di la mamma ndormentàti
…….
Venite sonno, venite, venite
Presto venite, non vi attardate
Il bello della mamma addormentate
……
Questo capitolo ha i suoi rimandi nella dolcezza che accompagnava i canti delle madri sulle culle dei loro bimbi. Intanto ci sorge spontanea una domanda. Perché, in alcuni luoghi, il sonno veniva invocato rivolgendogli un “tu” confidenziale - come a quasi tutti i fenomeni naturali - ed in altri posti, magari nello stesso canto a volte, la gente si rivolgeva al sonno col “voi”?. E’ certo che, se usciamo fuori da ragioni di metrica o di rima, non sapremmo dare esattamente una risposta:
…..
Sonnu veni e sonnu veniti,
veniti prestu e non addimuràti ooo!!!
,,,,,,
Un po’ diversa nella sua formazione è la ninna-nanna grecanica nel quale il sonno non viene quasi mai invocato, ma ci si rivolge direttamente al bambino, invitandolo a dormire, soprattutto nelle ore di maggiore occupazione della madre o della nutrice. Immaginiamo la scena di questo bimbo cullato dolcemente in una “naka” costruita sui trespoli (trìspiti):
…………
Tin nàka tin ècama sto trìspito
na nnacarìzo to pedì
ninnalaò, ciùma pedì.
To nnacarìzo cataò ce catacì
ce ciùma, pedì!
Ti èrkete o pàtrissu ce mu zitài faghì,
ninnalaò, ciùma pedì.
‘Erkete o pàtrissu ce mu zitài faghì
ce egò jà’ssè den cànno faghì,
ninnalaò, ciùma pedì!
Ninnalaò, ciùma, pedì,
ti èrkete o patrissu ce mu tavrì
ti mu zitài faghì
c’esù den m’afìnise na càmo faghì.
Ninnalaò, ninnalaò, ciùma pedì,
se nnacarìzo catacì ce cataò
c’esù den ciumàse,
ninnalaò, ninnalaò, ninnalaò, ciùma pedì!
…………….
La culla che ho costruito sul trespolo
per cullare il bambino,
ninnalaò, dormi, fanciullo.
Lo cullo in là e in qua
e dormi bambino!
Perchè viene tuo padre e mi chiede il cibo
ninnalaò, dormi, fanciullo.
Viene tuo padre e mi chiede cibo
e io per colpa tua non cucino il cibo
ninnalaò, dormi fanciullo.
Ninnalaò, dormi, fanciullo.
Perchè viene tuo padre e mi picchia
poichè mi chiede cibo
e tu non mi lasci cucinare.
Ninnalaò, dormi, fanciullo,
ti cullo in qua e in là
ma tu non dormi,
ninnalaò, ninnalaò, ninnalaò, dormi, fanciullo!
…………..
Le “nàke” non sempre erano però poste su trespoli. Spesso erano sospese e ad esse era legata una cordicella con la quale, dal letto, su cui la madre a volte riposava, si poteva imprimere una oscillazione per tentare di conciliare il sonno del bimbo senza alzarsi. E, in riferimento al canto ora riportato, non era raro che la cordicella arrivasse fino in cucina – d’altronde non è che fossero molti gli ambienti nelle vecchie case grecaniche (spesso cucina e “camera” da letto coincidevano). Dalla cucina stessa la madre perciò poteva cullare il bimbo continuando a preparare il cibo.
Nelle nenie materne si trovava di tutto: forti dosi di vanità, speranze, affetti, possessività, tenerezza, e la certezza che tutti i bimbi avevano in ogni caso una culla riscaldata, quantomeno, dal canto materno.
Lo stesso gesù Bambino, come vogliono le nostre leggende popolari, era stato cullato sotto un piede di nocciolo:
…….
Sutta a un pèdi di nucìddha
nc’è ‘na naka piccirìddha
chi nnacàva a Gesù bambìnu
San Giuseppi e San Giacchìnu
………..
Ci sarebbero molte nenie da registrare per coprire parte dei vari momenti che caratterizzavano la giornata di una madre accanto al suo bimbo, ma mi piace riportare alcuni versi di una ninna nanna dal quale si evince il contrasto tra la madre e la nonna, soprattutto quando vivono sotto lo stesso tetto. La nonna ricorda nel suo canto che il bimbo, essendo figlio di suo figlio, appartiene a tutta la famiglia; la madre invece ne rivendica il legittimo e geloso possesso:
………
- La nonna:
….
E dormi bèddhu e dormi e fai la ninna,
o bbèddhu di la mamma e di la nonna.
E dormi bello e dormi e fai la ninna
sei il bello della mamma e della nonna
……..
- e la madre:
…..
E dormi bèddhu e dormi e fai oòò
Sì bbeddhhu di la mamma e l’àutri nooo
E dormi bello e dormi e fai oòò
sei il bello della mamma, degli altri nooo
….
Del canto infine di cui abbiamo già parlato in precedenza (O Marìa Middalinì) che avevamo inserito nel capitolo dedicato al “malocchio”, si era detto che esso poteva essere facilmente collocato nel capitolo dedicato alla “culla”, dal momento che, pur essendo un canto religioso, la sua funzione è quella di una ninna-nanna. In realtà vi entra più di diritto questa variante che abbiamo recuperato e di cui diamo di seguito la versione:
………
Maddalèna rodinì 1,
po’ ciumàse manachì?
En ciumàme manachì:
ècho Pètro c’ècho Pàolo.
Nghìri nghìri ta spitìa
Cànnu nnàke jà pedìa.
……………
O Maddalena rossa,
come dormi sola?
Non dormo sola:
ho Pietro ed ho Paolo.
In giro in giro per le case
Costruiscono culle per i bambini
1 Presumo comunque che l’informatore abbia confuso il primo verso per l’assonanza dell’espressione “Maddalena rodinì” con “ Marìa Middalìnì”

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