CANTI ANONIMI DELLA BOVESIA E DELLA VALLATA DELL'AMENDOLEA. ANONIMO DI ROCCAFORTE (2/2)

12.06.2016 12:09
Rubrica Europa Ellenofona di Filippo Violi  -  
 
E’ questa l’ultima parte che pubblicherò in questa sezione. Riprenderemo successivamente con il resto dei canti. Non mi meraviglierei se qualche “anonimo” estensore copiasse anche ciò che ho pubblicato in internet, così come ha fatto in qualche rivista edita ultimamente dalla provincia, attribuendo le mie ricerche ad altri.
Alcuni di questi canti sono stati raccolti intorno al 1960 a Roccaforte del Greco (RC) da Giuseppe Falcone1. Non sono riportati nei <<Testi Neogreci di Calabria>> per cui devono ritenersi inediti, se non per quanto riguarda la pubblicazione del Falcone, che, nel riportarli, perseguiva comunque intenti di studio diversi da quelli antologici.
Il primo sembrerebbe una variante del canto della morte conosciuto a Bova2 a cui lo lega però soltanto la citazione del toponimo “Santa Maria” che a Bova indica il luogo del cimitero. Probabilmente però questa è un’altra contrada in Roccaforte. Nel canto si avverte un senso di solitudine e di preghiera insieme. Gli anni della giovinezza sono passati e l’autore comprende ormai di avere con sé soltanto una “gatthùdda” (gattina) e i ritratti dei suoi parenti morti a fargli compagnia. Unico vero conforto è la buonanotte che gli dà il Cristo.
ÌMME MANACHÒ3
Echi tranta chronu pu imme stin aja Marìa
olos o cosmo platèggu asc’ emmèna;
echo man gattùddha na mu kami sinodìa;
sto porcilafàdi kratò tu ppethammènu.
Delègome sto spiti ti vradìa;
sto cheri piànno ta paterimà.
Pao sto crevàtti ce canno to stavrò:
kalì nnìttha mu donni o Christò.
…………………
SONO SOLO
Sono ormai trent’anni che vivo a Santa Maria;
e tutto il mondo parla di me;
ho una gattina ché mi faccia compagnia;
sotto il guanciale tengo i morti.
A sera mi ritiro a casa,
prendo il rosario tra le mani.
Vado a letto e faccio il segno della croce,
Cristo mi dà la buona notte!
 
ÈCHO ‘NA SPÌTI STIN AJA MARÌA
Esù, miccèddha, pu èchi to krevàtti,
manachì ciumàse ti vvradìa4!
èla methèmu ce pame ta fàtti,
ti ècho to spìti stin oscìa.
I mànasu de sse thorì sto krevàtti,
stèddhi ta sciddhìa stin oscìa.
ma emì ti nittha erkòmmasto anda fàtti,
t’ècho to spìti stin aja Marìa
………………
HO UNA CASA A SANTA MARIA
Tu, fanciulla, che hai il letto,
la sera dormi sola!
Vieni con me e ce ne andiamo,
perché io ho la casa in montagna.
Tua madre non ti vedrà nel letto,
e manda i cani in montagna5.
ma noi la notte ce ne veniamo,
perché ho la casa a Santa Maria.
……………….
FÒLA CRÈA TO SCIDDHÌO
Tin imèra de m’afìnnise na fào,
ti nìttha de mme kànni na ciumìo !
fègo anu kàtu, ce pu pào?
den ècho ènan amblìci na mbicìo !
Esù to scèri ti egò se gapào,
ce me rìtthi fòla to crèa to sciddhìo!
ce mìan imèra esù clèse c’egò ghielào:
ecìn en imèra pu gapòmmaston6 i dìo!
…………………
COME CARNE AI CANI
Il giorno non mi lasci mangiare,
la notte non mi fai dormire!
fuggo su e giù, ma dove vado?
non ho riparo per entrarci!
Tu lo sai che io ti amo,
e mi butti come carne ai cani7!
ma un giorno tu piangerai ed io riderò:
sarà quello il giorno che ci ameremo
 
 
__________________________________________________
1 G. FALCONE, Il dialetto romaico della Bovesìa, Istituto Lombardo di Scienze e Lettere, Milano, 1973, pp.372-373.
2 ROSSI TAIBBI-CARACAUSI, TNC, cit. p.332, 44, 44a, 44b.
3 I titoli sono stati inseriti da me. In questa poesia, nella traduzione italiana del Falcone, probabilmente per un refuso tipografico, manca un verso
4 ti vvradìa: il raddoppiamento della «v» di vradìa è dovuto alla caduta della consonante che la precede.
5 ..manda i cani in montagna: manderà della gente in montagna a trovarti e a riportarti a casa
6 ...gapòmmaston: la –n finale è eufonica
 
1ANONIMO DI ROCCAFORTE
E’ questa l’ultima parte che pubblicherò in questa sezione. Riprenderemo successivamente con il resto dei canti. Non mi meraviglierei se qualche “anonimo” estensore copiasse anche ciò che ho pubblicato in internet, così come ha fatto in qualche rivista edita ultimamente dalla provincia, attribuendo le mie ricerche ad altri.
Alcuni di questi canti sono stati raccolti intorno al 1960 a Roccaforte del Greco (RC) da Giuseppe Falcone1. Non sono riportati nei <<Testi Neogreci di Calabria>> per cui devono ritenersi inediti, se non per quanto riguarda la pubblicazione del Falcone, che, nel riportarli, perseguiva comunque intenti di studio diversi da quelli antologici.
Il primo sembrerebbe una variante del canto della morte conosciuto a Bova2 a cui lo lega però soltanto la citazione del toponimo “Santa Maria” che a Bova indica il luogo del cimitero. Probabilmente però questa è un’altra contrada in Roccaforte. Nel canto si avverte un senso di solitudine e di preghiera insieme. Gli anni della giovinezza sono passati e l’autore comprende ormai di avere con sé soltanto una “gatthùdda” (gattina) e i ritratti dei suoi parenti morti a fargli compagnia. Unico vero conforto è la buonanotte che gli dà il Cristo.
ÌMME MANACHÒ3
Echi tranta chronu pu imme stin aja Marìa
olos o cosmo platèggu asc’ emmèna;
echo man gattùddha na mu kami sinodìa;
sto porcilafàdi kratò tu ppethammènu.
Delègome sto spiti ti vradìa;
sto cheri piànno ta paterimà.
Pao sto crevàtti ce canno to stavrò:
kalì nnìttha mu donni o Christò.
…………………
SONO SOLO
Sono ormai trent’anni che vivo a Santa Maria;
e tutto il mondo parla di me;
ho una gattina ché mi faccia compagnia;
sotto il guanciale tengo i morti.
A sera mi ritiro a casa,
prendo il rosario tra le mani.
Vado a letto e faccio il segno della croce,
Cristo mi dà la buona notte!
1 G. FALCONE, Il dialetto romaico della Bovesìa, Istituto Lombardo di Scienze e Lettere, Milano, 1973, pp.372-373.
2 ROSSI TAIBBI-CARACAUSI, TNC, cit. p.332, 44, 44a, 44b.
3 I titoli sono stati inseriti da me. In questa poesia, nella traduzione italiana del Falcone, probabilmente per un refuso tipografico, manca un verso
1ANONIMO DI ROCCAFORTE
E’ questa l’ultima parte che pubblicherò in questa sezione. Riprenderemo successivamente con il resto dei canti. Non mi meraviglierei se qualche “anonimo” estensore copiasse anche ciò che ho pubblicato in internet, così come ha fatto in qualche rivista edita ultimamente dalla provincia, attribuendo le mie ricerche ad altri.
Alcuni di questi canti sono stati raccolti intorno al 1960 a Roccaforte del Greco (RC) da Giuseppe Falcone1. Non sono riportati nei <<Testi Neogreci di Calabria>> per cui devono ritenersi inediti, se non per quanto riguarda la pubblicazione del Falcone, che, nel riportarli, perseguiva comunque intenti di studio diversi da quelli antologici.
Il primo sembrerebbe una variante del canto della morte conosciuto a Bova2 a cui lo lega però soltanto la citazione del toponimo “Santa Maria” che a Bova indica il luogo del cimitero. Probabilmente però questa è un’altra contrada in Roccaforte. Nel canto si avverte un senso di solitudine e di preghiera insieme. Gli anni della giovinezza sono passati e l’autore comprende ormai di avere con sé soltanto una “gatthùdda” (gattina) e i ritratti dei suoi parenti morti a fargli compagnia. Unico vero conforto è la buonanotte che gli dà il Cristo.
ÌMME MANACHÒ3
Echi tranta chronu pu imme stin aja Marìa
olos o cosmo platèggu asc’ emmèna;
echo man gattùddha na mu kami sinodìa;
sto porcilafàdi kratò tu ppethammènu.
Delègome sto spiti ti vradìa;
sto cheri piànno ta paterimà.
Pao sto crevàtti ce canno to stavrò:
kalì nnìttha mu donni o Christò.
…………………
SONO SOLO
Sono ormai trent’anni che vivo a Santa Maria;
e tutto il mondo parla di me;
ho una gattina ché mi faccia compagnia;
sotto il guanciale tengo i morti.
A sera mi ritiro a casa,
prendo il rosario tra le mani.
Vado a letto e faccio il segno della croce,
Cristo mi dà la buona notte!
1 G. FALCONE, Il dialetto romaico della Bovesìa, Istituto Lombardo di Scienze e Lettere, Milano, 1973, pp.372-373.
2 ROSSI TAIBBI-CARACAUSI, TNC, cit. p.332, 44, 44a, 44b.
3 I titoli sono stati inseriti da me. In questa poesia, nella traduzione italiana del Falcone, probabilmente per un refuso tipografico, manca un verso
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