AUTORI DI STUDI LINGUISTICI STORICI E FILOLOGICI SUI GRECI DI CALABRIA. PARLANGELI, PIROMALLI, TRIPODI, ARILOTTA (4/4 fine)

05.06.2016 11:02
ORONZO PARLANGELI
Di diverso spessore culturale, ma sulla stessa sequenza d'onda dei primi e sulla scia delle teorie morosiane, appare il lavoro del Parlangeli che, nella sua permanenza a Messina, aveva seguito pure le conclusioni e gli studi di Francesco Nucera, autore di Rovine di Calabria, un interessante testo sui paesi dell’area grecocalabra.
Negli scritti da lui prodotti relativi alla grecità salentina, <<Sui dialetti romanzi e romaici del Salento1>>, e sulla grecità calabrese, <<Storia linguistica e storia politica dell'Italia Meridionale2>>, l'illustre studioso ribatte le tesi del Rohlfs con argute e interessanti conclusioni di carattere storico, che risultano ugualmente valide sul piano linguistico: “Numerose sono le considerazioni che ci è lecito fare: innanzi tutto noteremo come resti così provato che, durante il Medio Evo, giunsero nell'Italia meridionale popolazioni greche dal Peloponneso (e questa gente verosimilmente parlava un dialetto conservatore in cui potevano esserci anche forme doriche o comunque arcaiche; (...) che i Greci avevano la tendenza a rifugiarsi in Italia meridionale quando qualche pericolo li minacciava3”. “Premetto che quelle che noi abbiamo sono testimonianze isolate e di valore limitato. Ma forse per questo mi interessano ancora di più, perchè esse rivelano il carattere spicciolo, e non organizzato, della colonizzazione bizantina che non pretese di grecizzare nessuna zona dell'Italia, ma soprattutto di trovare nuove case a profughi o di ripopolare aree strategicamente interessanti4”.
Bisogna comunque aggiungere che negli ultimi tempi il Parlangeli limitava la sua opposizione alle tesi del Rohlfs soltanto per il Salento, ritenendo il suo giudizio "non altrettanto preciso e sicuro" per quanto riguarda la grecità calabrese5.
Le sue teorie saranno poi riprese e ampliate dal suo allievo Giuseppe Falcone in uno scritto di indubbio valore scientifico.
Le tesi del Parlangeli furono successivamente contestate dallo Tsopanakis e dal Karanastasis, quasi  per interposta persona, poco tempo avendo dedicato il Rohlfs a rispondere alle conclusioni cui erano giunti gli studiosi fin qui citati.
 
ANTONIO PIROMALLI
Antonio Piromalli nasce a Maropati, in provincia di Reggio Calabria, 3 settembre del 1920. Morirà, colpito da infarto a Polistena, il 7 giugno del 2003. La presenza costante nei suoi scritti di autori della grecità e l'attenzione prestata ai problemi delle minoranze rendono visibile l'impegno del Piromalli sul doppio binario dell'interesse intellettuale e su quello civile.
Domenico Comparetti, linguista e studioso di alto spessore, aveva affermato che "la lingua di un popolo è sempre la prima cosa che si deve studiare quando si voglia conoscere e indagare la storia di esso6". L'affermazione ci lascia indifferenti, proprio perchè il lavoro dell'illustre studioso si disancorò dalla realtà, dall'ambiente, dal clima storico e geografico che quei fatti linguistici avevano mosso. Non così è, invece, come già annuncia nella introduzione ad un suo lavoro, lo studio del Piromalli che riassorbe in sè i motivi storici e sociali della realtà ellenofona, parte integrante di quella più vasta meridionalità presente nei suoi scritti: “L'integrazione e l'assimilazione delle minoranze è considerata dalla produzione industriale una necessità al fine di rendere omogenei i mezzi di espropriazione dell'individuo-merce. Ciò che è diverso interrompe o ostacola la reificazione omogenea sicché è inevitabile ricorrere alla distruzione dell'identità di una cultura (lingua, religione,  economia locale e di gruppo, tradizioni, letteratura, etc.): questa è la feroce linea del consumismo e dei mezzi di comunicazione di massa che ne sono gli strumenti, dalla loro opera è derivato il terremoto antropologico che ha deformato l'Italia. La linea di cultura che ha ignorato i valori delle culture delle minoranze ha favorito le fagocitazioni di concezioni del mondo che avevano rappresentato elementi creativi della storia umana 7”.
Nel 1974 (2-8 dicembre) aveva diretto a Livorno, da ispettore centrale dell'istruzione classica, scientifica e magistrale del Ministero della P.I., una sessione di lavoro che aveva in oggetto lo studio delle minoranze in Italia. Quattro mesi dopo (21-30 aprile 1975) il Piromalli promuove e dirige il secondo corso di aggiornamento che, tra i suoi argomenti, aveva trattato specificamente il problema della minoranza grecanica e il dialetto della Bovesìa. Nell'ottobre dello stesso anno fu tenuto un seminario a Lecce con l'intervento di P. P. Pasolini. Da questo suo costante impegno nasce, come abbiamo già detto, il volume Inchiesta attuale sulle minoranze etniche e linguistiche in Calabria, in cui venivano ospitate, insieme a una sua importante premessa, alcune considerazioni di Giovanni Andrea Crupi e Bruno Casile, sulla realtà ellenofona e sulla situazione della lingua grecanica.
Non sfuggiva all'illustre studioso che il problema, come abbiamo più volte sostenuto, non era soltanto di salvare una lingua, quanto quello di salvare una minoranza sparente, chiuse nel suo disagio economico e geografico. Il problema della grecità calabrese, nei limiti possibili, fu anche affrontato nel suo volume << La letteratura Calabrese 8>>, che conteneva, tra l'altro, alcuni importanti argomenti sulla storia della grecità bizantina. Questo particolare modo di vedere e di sentire la storia, o i piccoli uomini dalla grande umanità che la storia dimentica, lo porta a piegarsi spesso sugli ellenofoni attraverso la pubblicazione di tanti articoli e saggi come <<Insegnamenti Linguistici di G. Rohlfs 9>>, <<Un poeta, Bruno Casile - Un critico, G. A. Crupi 10>>, <<La poesia di B.Casile 11>>.
  
CARMELO TRIPODI
Dall'uomo all'uomo, dalla storia alla storia: è questa la visione che anima colui che indaga tra le pieghe più intime del vivere quotidiano e con amore ne conserva le forme più recondite perché non se ne perda la forza propulsiva di cui egli avverte per finezza di sensibilità, la valenza. Quella stessa forma che contiene tutti gli elementi precipui della realtà linguistica, della propria identità, della propria ragion d’essere. Un uomo di tal fatta era Carmelo Tripodi. Chorio di Roghudi lo aveva visto nascere il 20 settembre del 1900. E Chorio era stato un centro di irradiazione linguistica, quella stessa lingua che in tanti avevano smesso di conoscere o fingevano di conoscere per evitare di essere collocati subito in quella zona umbratile delle classi più umili.
In bocca al Tripodi la lingua greca era una musica splendida, un insegnamento vero e vivace. L’alluvione di Roghudi lo aveva costretto ad andarsene con tutta la famiglia. In tutte le società vi sono ancora coloro i quali partono in diaspora e quando ritornano hanno l'occasione di riprendere la parlata. Egli non smise mai di parlare il greco, soprattutto in famiglia, sapeva che la sua lingua aveva preso la china, un arretramento incontrovertibile e ne vedeva ormai la sua ineluttabile fine.
Parlando con il Karanastais e con il Rohlfs cercava di creare le basi per la salvaguardia e la conservazione della sua lingua; ma aveva anche capito che i testi dei due grandi studiosi stavano diventando un monumento alla lingua greca senza che nessuno potesse fermare quella lenta agonia.
C'era soltanto un modo per farlo, ma era una soluzione in vitro, cioè portarlo nelle scuole, insegnarlo come le altre materie, anche perché, in questo modo, avrebbe potuto trovare una corrispondenza nella vita del quotidiano, anche se la quotidianità di Roghudi e del suo Chorio sapevano sempre e solo di quel mondo chiuso tra le balze dell’Aspromonte.
Ma ciò non fu fatto e si segnò l’atto finale del greco. Egli stesso si era messo ad insegnare e a scrivere per trattenere sulla carta ogni più piccolo fatto linguistico, i racconti, le tradizioni. Quando parlava, dalla bocca del Tripodi emergevano i caratteri salienti della realtà locale, piccoli fatti, proverbi, episodi di un passato che sembrava lontano, tutto ciò che permetteva meglio di penetrare un mondo formatosi a grano a grano, passato al vaglio dell'esperienza in cui si esprime il “logos” e “l'ethos” dell'uomo, quello nelle forme del buon senso, questo negli affetti connessi con i legami di sangue e di gruppo.
Erano stati fortunati il Rohlfs ed il Karanastasis a parlare con il Tripodi, ad averlo tra i loro informatori, perché, oltre a raccogliere il materiale lessicale, avevano avuto l’opportunità di individuare una sicura koinè del linguaggio locale attinto dal vivo, talvolta strappandolo alla non più ferrea memoria dei vecchi o cogliendolo al volo nelle conversazioni sui bei tempi antichi prima che esso perdesse la primitiva originalità con la sempre più massiccia invadenza del linguaggio nazionale. A Reggio Calabria, dove si era “rifugiato”, dopo aver dovuto abbandonare il suo paese, la sua famiglia aveva continuato a mantenere salde le tradizioni familiari: l’amore per la lingua e per le tradizioni12, tra le quali la tessitura al telaio con quegli stessi motivi che sapevano di cultura e di religiosità del passato. E’ morto a Reggio Calabria, lontano dalla sua terra il 27 ottobre del 1993.
SALVATORE MESIANO
La lingua grecocalabra ha destato e desta ancora tanto interesse proprio per il fatto che una sua normalizzazione completa e uno studio definitivo sulle sue origini non sono stati ancora completamente effettuati. Se è vero - come è vero - che la lingua materna fornisce quella sicurezza, quella certezza della nostra provenienza, delle nostre radici, alle quali, nonostante tutto, siamo e saremo ancorati - malgrado i tentativi ingegnosi o maldestri che vengono messi in atto per tagliare questo importante e vitale cordone ombelicale -, Salvatore Mesiano alla sua lingua, il greco di Calabria era tanto legato, al punto da esserne uno dei maggiori esperti.
Nato a Bova nel 1901, “era allora - come annota puntualmente Domenico Minuto - il più gran maestro della nostra lingua, amico sempre pronto, che possedeva una lingua vivace e bella; amava molto parlare in greco ed anche tradurre in questa lingua tutti gli scritti che trovava13”.
La sua voce si ampliava in tutta quella ricchezza, non solo fraseologica delineata attorno al vocabolo stesso, e dimostrava la varietà delle traduzioni di un vocabolo a seconda del significato che si voleva dare, considerato l’alto numero di vocaboli mancanti e persi nella nostra lingua. Il Mesiano è stato, insomma, uno dei più noti cultori e studiosi della lingua grecocalabra, riuscendo ad esprimere tutta la sua vitalità ed unicità. Egli aveva compreso da subito che i bovesi, sia per i maggiori contatti avuti con l'esterno, grazie ai moderni mezzi di trasporto ed ai cosiddetti mass media, sia per la maggiore e massiccia scolarizzazione delle nuove generazioni, stavano perdendo la conoscenza e l'uso della lingua greca.
Ed avremmo corso il rischio di perderne per sempre la memoria, se alcuni uomini di buona volontà non ne avessero suggerito per tempo agli studiosi i testi - antichi canti, detti popolari, filastrocche, proverbi, ecc.. Il Mesiano era tra questi, sempre pronto e disponibile a concorrere per la salvezza del nostro patrimonio culturale. Egli era stato un sicuro punto di riferimento culturale per i grecanici bovesi e per tanta gente legata a Bova. La passione per la nostra lingua, infatti, aveva consentito a Salvatore Mesiano l’individuazione di termini, sinonimi, espressioni che ridavano nuova linfa al linguaggio greco, ormai impoverito dal confronto con la lingua romanza. A lui va riconosciuto senz’altro tutto l’impegno e il merito di aver saputo mantenere viva questa lingua in un periodo in cui molteplici cambiamenti politici, sociali e culturali, in pochi decenni, avevano sovvertito sostanzialmente le radici greche della Bovesìa. E’ morto a Bova il 5 agosto del 1974.
 
FRANCO ARILLOTTA
Pur non vivendo dentro il mondo della grecità bovese, Franco Arillotta - storico reggino e critico letterario, componente della Deputazione di Storia Patria per la Calabria - ha dedicato grande spazio ad essa nei suoi studi. Il suo interesse per i grecanici è retrodatato da tempo e, da sempre, egli ha avvertito questo suo legame con la cultura grecanica. Tra i suoi meriti maggiori c'è probabilmente quello di aver curato nella rivista «Calabria Sconosciuta» del 198114 alcune notizie inerenti ad un manoscritto di Francesco Antonio De Marco, sindaco di Bova nel 1699. Successivamente ha pubblicato nella stessa rivista le sei canzoni in grecanico dello stesso De Marco15.
Un volume interessante, pubblicato dall’Arillotta insieme a Nicola Ferrante, è <> in cui i due autori ripercorrono la storia civile del Santo stesso, con un’ampia panoramica sul suo culto nel mondo per poi concentrarsi sul rapporto, appunto millenario, fra il Santo e la sua Reggio, arricchendo la ricerca con documenti inediti. Il suo legame e la sua passione per la cultura grecanica lo porta a curare spesso importanti lavori sulla grecità.
Non è sfondo assente, quindi, per l'Arillotta la ricerca e lo studio dell'isola della Bovesìa. I rinvii alla civiltà di un tempo collaborano a togliere dall'isolamento geografico e culturale questa lingua che avrebbe potuto già diventare un momento veicolare se ci fosse stata tanta gente come l’Arillotta a dedicarvi il proprio impegno e la propria passione. Tra gli scritti dell'Arillotta ce n'è uno di particolare spessore culturale pubblicato in «Rivista Storica Calabrese17» dal titolo “Sui grecanici di Calabria”. Abbastanza notevole pure il saggio pubblicato per l'editore Gangemi, “Calabria bizantina, istituzioni e topografia storica18”. In ultima analisi possiamo dire che a questa cultura, che affida alla memoria la sua sopravvivenza, Francesco Arillotta ha saputo dedicare gran mole di lavoro documentario e buona parte del suo impegno di studioso.
 
 
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1 Istituto Lombardodi Scienze e Lettere, vol.25, 1953, pp. 93-198. Ristampa, Congedo, Galatina, 1989
2 Firenze, Le Monnier, 1960
3 O. Parlangeli, Storia linguistica… cit., p. 142
4 O. Parlangeli, Storia linguistica… cit., p. 141
5 O. Parlangeli, in «Zeitschrift fur romanische Philologie», LXXVI, 1960, p.129.
7 A. Piromalli, in Introduzione a: Inchiesta attuale sulle minoranze etniche e linguistiche in Calabria, Brenner, Cosenza, 1981, p. 19
8 A. Piromalli, La letteratura calabrese, 1° ed.: Cosenza, Pellegrini, 1965 - 2° ed.: Napoli, Guida, 1977 - 3° edizione: Cosenza, Pellegrini, 1996 - in due volumi
9 A. Piromalli, in «Rivista Storica Calabrese», voll. I,II,1982, pp. 339-348
10 A. Piromalli, in «Calabria Oggi», Reggio Calabria, 14.4.1990
11 A. Piromalli, in «Calabria Sconosciuta», a. XIV, n. 50, aprile-giugno, 1991
14 F. Arillotta, Brani di storia minuta in un manoscritto bovese del ‘600, in «Calabria Sconosciuta», Reggio Calabria, a. IV, n. 13, 1981, pp. 87-90
15 F. Arillotta, La poesia grecanica di F.A. De Marco, sindaco di Bova nel 1600, in «Calabria Sconosciuta», Reggio Calabria, a. VIII, n. 31-32, 1985, p. 72
16 Kaleidon, Reggio Calabria, 2007
17 F. Arillotta, Sui grecanici di Calabria, «Rivista Storica Calabrese», N.S. V, 1984 n.1-2
18 F. Arillotta, Calabria bizantina, istituzioni e topografia storica, in AA.VV., Gangemi editore, Reggio Calabria, 1985
12 La figlia Francesca ha sempre continuato a scrivere delle belle poesie in greco, mantenendo viva la tradizione paterna.
13 D. Minuto, L’epigrafe greca di Gerace, in «I Fonì Dikìma», ed. Odisseas, Anno I, n. 4, dicembre 2006, p. 10
 
 
6 D. Comparetti, Saggi dei dialetti greci dell'Italia meridionale, Forni, Pisa, 1866, p.IXper interposta persona, poco tempo avendo dedicato il Rohlfs a rispondere alle conclusioni cui erano giunti gli studiosi fin qui citati.
ANTONIO PIROMALLI
Antonio Piromalli nasce a Maropati, in provincia di Reggio Calabria, 3 settembre del 1920. Morirà, colpito da infarto a Polistena, il 7 giugno del 2003. La presenza costante nei suoi scritti di autori della grecità e l'attenzione prestata ai problemi delle minoranze rendono visibile l'impegno del Piromalli sul doppio binario dell'interesse intellettuale e su quello civile.
Domenico Comparetti, linguista e studioso di alto spessore, aveva affermato che "la lingua di un popolo è sempre la prima cosa che si deve studiare quando si voglia conoscere e indagare la storia di esso6". L'affermazione ci lascia indifferenti, proprio perchè il lavoro dell'illustre studioso si disancorò dalla realtà, dall'ambiente, dal clima storico e geografico che quei fatti linguistici avevano mosso. Non così è, invece, come già annuncia nella introduzione ad un suo lavoro, lo studio del Piromalli che riassorbe in sè i motivi storici e sociali della realtà ellenofona, parte integrante di quella più vasta meridionalità presente nei suoi scritti: “L'integrazione e l'assimilazione delle minoranze è considerata dalla produzione industriale una necessità al fine di rendere omogenei i mezzi di espropriazione dell'individuo-merce. Ciò che è diverso interrompe o ostacola la reificazione omogenea sicché è inevitabile ricorrere alla distruzione dell'identità di una cultura (lingua, religione,
1 Istituto Lombardodi Scienze e Lettere, vol.25, 1953, pp. 93-198. Ristampa, Congedo, Galatina, 1989
2 Firenze, Le Monnier, 1960
3 O. Parlangeli, Storia linguistica… cit., p. 142
4 O. Parlangeli, Storia linguistica… cit., p. 141
5 O. Parlangeli, in «Zeitschrift fur romanische Philologie», LXXVI, 1960, p.129.
6 D. Comparetti, Saggi dei dialetti greci dell'Italia meridionale, Forni, Pisa, 1866, p.IXper interposta persona, poco tempo avendo dedicato il Rohlfs a rispondere alle conclusioni cui erano giunti gli studiosi fin qui citati.
ANTONIO PIROMALLI
Antonio Piromalli nasce a Maropati, in provincia di Reggio Calabria, 3 settembre del 1920. Morirà, colpito da infarto a Polistena, il 7 giugno del 2003. La presenza costante nei suoi scritti di autori della grecità e l'attenzione prestata ai problemi delle minoranze rendono visibile l'impegno del Piromalli sul doppio binario dell'interesse intellettuale e su quello civile.
Domenico Comparetti, linguista e studioso di alto spessore, aveva affermato che "la lingua di un popolo è sempre la prima cosa che si deve studiare quando si voglia conoscere e indagare la storia di esso6". L'affermazione ci lascia indifferenti, proprio perchè il lavoro dell'illustre studioso si disancorò dalla realtà, dall'ambiente, dal clima storico e geografico che quei fatti linguistici avevano mosso. Non così è, invece, come già annuncia nella introduzione ad un suo lavoro, lo studio del Piromalli che riassorbe in sè i motivi storici e sociali della realtà ellenofona, parte integrante di quella più vasta meridionalità presente nei suoi scritti: “L'integrazione e l'assimilazione delle minoranze è considerata dalla produzione industriale una necessità al fine di rendere omogenei i mezzi di espropriazione dell'individuo-merce. Ciò che è diverso interrompe o ostacola la reificazione omogenea sicché è inevitabile ricorrere alla distruzione dell'identità di una cultura (lingua, religione,
1 Istituto Lombardodi Scienze e Lettere, vol.25, 1953, pp. 93-198. Ristampa, Congedo, Galatina, 1989
2 Firenze, Le Monnier, 1960
3 O. Parlangeli, Storia linguistica… cit., p. 142
4 O. Parlangeli, Storia linguistica… cit., p. 141
5 O. Parlangeli, in «Zeitschrift fur romanische Philologie», LXXVI, 1960, p.129.
6 D. Comparetti, Saggi dei dialetti greci dell'Italia meridionale, Forni, Pisa, 1866, p.IXper interposta persona, poco tempo avendo dedicato il Rohlfs a rispondere alle conclusioni cui erano giunti gli studiosi fin qui citati.
ANTONIO PIROMALLI
Antonio Piromalli nasce a Maropati, in provincia di Reggio Calabria, 3 settembre del 1920. Morirà, colpito da infarto a Polistena, il 7 giugno del 2003. La presenza costante nei suoi scritti di autori della grecità e l'attenzione prestata ai problemi delle minoranze rendono visibile l'impegno del Piromalli sul doppio binario dell'interesse intellettuale e su quello civile.
Domenico Comparetti, linguista e studioso di alto spessore, aveva affermato che "la lingua di un popolo è sempre la prima cosa che si deve studiare quando si voglia conoscere e indagare la storia di esso6". L'affermazione ci lascia indifferenti, proprio perchè il lavoro dell'illustre studioso si disancorò dalla realtà, dall'ambiente, dal clima storico e geografico che quei fatti linguistici avevano mosso. Non così è, invece, come già annuncia nella introduzione ad un suo lavoro, lo studio del Piromalli che riassorbe in sè i motivi storici e sociali della realtà ellenofona, parte integrante di quella più vasta meridionalità presente nei suoi scritti: “L'integrazione e l'assimilazione delle minoranze è considerata dalla produzione industriale una necessità al fine di rendere omogenei i mezzi di espropriazione dell'individuo-merce. Ciò che è diverso interrompe o ostacola la reificazione omogenea sicché è inevitabile ricorrere alla distruzione dell'identità di una cultura (lingua, religione,
1 Istituto Lombardodi Scienze e Lettere, vol.25, 1953, pp. 93-198. Ristampa, Congedo, Galatina, 1989
2 Firenze, Le Monnier, 1960
3 O. Parlangeli, Storia linguistica… cit., p. 142
4 O. Parlangeli, Storia linguistica… cit., p. 141
5 O. Parlangeli, in «Zeitschrift fur romanische Philologie», LXXVI, 1960, p.129.
6 D. Comparetti, Saggi dei dialetti greci dell'Italia meridionale, Forni, Pisa, 1866, p.IX

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