ANNUNZIATO (TITO) SQUILLACI

25.05.2016 09:32
Rubrica Europa Ellenofona di Filippo Violi   -   
 
Una puntuale biografia culturale di Tito Squillaci non potrebbe mai prescindere da quella umana, dal momento che la sua attività è visibile in molti campi dell'interesse umano: da quello sociale e culturale a quello religioso.
Il campo della cultura grecanica si infoltisce e trae alimento dall'attività di studio dello Squillaci che affiora alle sue sponde con i primi "pionieri" della "nuova" grecità. La sensibilità di Tito ne ha sempre fatto un acuto e raffinato interprete di tutta la cultura dei Greci di Calabria.
Dai canti alle musiche, dallo studio, la conoscenza e la trasmissione della lingua, alla spiritualità religiosa. Egli è stato tra i primi, dei i giovani ellenofoni, a raccogliere, trascrivere ed a musicare alcuni canti grecanici in una cassetta curata dall’allora gruppo di canto “Jalò tu Vua9” edito dal Comune di Bova, assicurando così la conservazione e una maggiore fruizione del patrimonio poetico-musicale dell'isola ellenofona, e superando quei pregiudizi di ordine provincialistico che avevano impedito fino ad allora di valutare nei suoi aspetti positivi la realtà culturale della Bovesìa. L'impegno dello Squillaci è soprattutto rilevabile in alcune conferenze in Italia e in Grecia, sia sul problema della grecità "laica" che su quella religiosa. Suo, insieme al Dieni ed altri giovani, l'impegno nel fondare il circolo culturale “Ismia Greca Jalò tu Vua”, la cooperativa artigianale «To Sparto», e i primi contatti per celebrare nelle nostre zone il rito greco-ortodosso. La diversa formulazione e propagazione della cultura che non sempre si concreta negli scritti, vede nello Squillaci un continuatore, quasi, della tradizionale oralità dei Greci di Calabria. Egli infatti non ha messo in stampa tante sue ricerche, le sue conoscenze, il suo attivismo culturale, ma tutto ciò non ha diminuito i valori della sua passione nei confronti di questo mondo.
 
Nel 2003 ha pubblicato una proposta per il bilinguismo nella Calabria greca, dal titolo Parlare greco fa male ai bambini?1 in cui l’autore evidenzia - anche alla luce di recenti e più completi studi – come il bilinguismo sia portatore di grandi vantaggi, tra cui la possibilità di comunicazione a più ampio raggio; capacità di lettura e scrittura in due lingue; una maggiore comprensione delle diverse culture e atteggiamento multiculturale; una maggiore tolleranza e armonia sociale; migliori capacità nell’analisi e nella soluzione dei problemi; maggiore stima di se stessi; flessibilità e adattabilità; sicurezza nelle interazioni sociali; migliori capacità interpersonali; sviluppo concettuale in due lingue; trasferimento delle capacità accademiche da una lingua all’altra, ecc.. Nel testo, che rappresenta il primo e più innovativo tentativo di proposta per il bilinguismo nella Calabria greca, l’autore propone una serie di soluzioni che vanno dall’uso della lingua in famiglia, (soprattutto ai bambini che sono maggiormente portati ad apprendere da subito, perchè “bambini si nasce, curiosi si diventa”), alla introduzione del greco come seconda lingua all’ingresso nella scuola materna (proposta ai bimbi con metodo ludico, rapportandolo all’età degli stessi), fino all’apprendimento del greco, più un’altra lingua (inglese o francese), nelle scuole superiori, naturalmente introdotto in forma obbligatoria. Infatti l’attesa, quasi spasmodica, per l’approvazione di una legge di salvaguardia e di tutela, venuta fuori dopo cinquant’anni, con evidente e colpevole ritardo, e la “messa in atto” di quella stessa legge, sembra oggi spaventare ancora di più.
Perché questo? Perché ciò che per legge oggi è sotto tutela, per la stessa legge non è però obbligatorio. Studiare ed apprendere la nostra lingua, dice Squillaci, è soltanto una scelta di buona volontà dei genitori o dei bambini stessi. Scelta che non include però la possibilità di referenziarsi con le altre materie, se non obbligatoriamente. Insomma, vivere la Calabria greca significa sentirne la voce. La lingua di un popolo è infatti essa stessa cultura, evoluzione storica, tradizione e innovazione, specchio di quel movimento lento ma perpetuo degli uomini. Ed è a tutto questo che saremo costretti a rinunciare se si spegnerà completamente la lingua greca.
Indagando gli sviluppi dell’impegno dello Squillaci e del suo insegnamento, possiamo benissimo asserire che egli è stato spesso più proficuo e più utile allo studio e alla comprensione della cultura grecanica di qualche "scrittore" della e sulla grecità calabrese.
Non siamo posti, dunque, di fronte a frammenti, a spezzoni di vita, a impegni irrelati e discontinui. Quello dello Squillaci è un attivismo che ha radici lontane, motivi antichi e nuovi, filtrati attraverso un registro fonico che si solidifica nella rappresentazione reale di questo mondo, che era stato immesso sempre più perifericamente ai confini dell'agropastoralità. Non si dura fatica perciò a comprendere come la presenza di studiosi come Tito Squillaci ha consentito la sopravvivenza della lingua, del patrimonio culturale e della spiritualità dei Greci di Calabria, anche attraverso la promozione della “Giornata dei parlanti greco”, diventata ormai un appuntamento stabile per gli ellenofoni della Bovesìa.
 
 
1 Ed. Jalò tu Vùa, Bova Marina, 2003
 

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