ANGELO MAESANO. UNA VITA: TRA SOFFERENZE E SUGGESTIONI: L’ULISSIDE GRECANICO

04.05.2016 14:18

Rubrica Europa ellenofona di Filippo Violi

Era nato a Roghudi Angelo Maesano il 25 settembre del 1915, e si era poi trasferito giovanissimo a Roccaforte. Dopo alcuni anni, da sfollato, era approdato a Bova. Fin da giovane si abitua alla dura fatica del lavoro, ma non è solo questo che il mondo vuole da lui; lo vuole su un fronte, a combattere, a lottare, a fare ciò che nella vita si è sempre rifiutato di fare: violenza.
Renitente alla leva per due anni, viene denunciato al Tribunale Militare e, il 9 novembre 1938, è costretto ad imbracciare il suo moschetto e partire. In Francia, in Croazia, in Russia, dove è fatto prigioniero, e da dove scappa. In Germania poi, prigioniero dei nazisti, in Italia, infine, prigioniero della fatica irredenta, dove continua a sopravvivere in un mondo che lo costringe ad assaporare per intero la sua diaspora. E qui i suoi confini si chiudono! Il cerchio si stringe ormai attorno al mondo grecanico. Roghudi dove nasce, Roccaforte dove poi si trasferisce, Bova dove egli si “consuma”, e la Nuova Roghudi dove morirà il 17 dicembre del 2000, disegnano per intero e racchiudono il suo mondo. Ma da ogni ripiegamento della vita egli ne esce sempre più rafforzato e rinvigorito, gli avvenimenti sembrano attraversarlo senza mai fargli piegare la schiena.
LA POESIA DI ANGELO MAESANO
Qui, in questi paesi, Angelo canta la sua protesta contro l'ostinato accerchiamento padronale e contro una cultura egemone che vorrebbe ancora vestirlo di pelli caprine, e che, non riuscendovi, continua ancora a spogliarlo, da ultimo, anche dell'unico straccio avuto in eredità: la sua lingua.
Se stai accanto a lui senti il ronzio dei suoi pensieri e sai che nessun rivestimento teologico della morale corrente potrebbe impedire alle sue intuizioni di cristallizzarsi in lucide e taglienti idee. Ogni più piccolo avvenimento è oggetto di riflessione veloce per Angelo, ogni riflessione si fa voce, poesia, invettiva, e il tutto, infine, si traduce in canto. Sì, canto! perchè Angelo non saprebbe vivere senza il suo canto, ma canta solo le cose dolci, quelle che fanno bene allo spirito, all'anima: l'amore. La sua rabbia - che spesso sfoga con qualche semplice frase ( schiddhìa rugnamèna, mavra gadùria = cani rognosi, poveri asini) - egli non intende cantarla: bisogna soltanto predicare l'amore, afferma.
Quando lo senti parlare vorresti che non finisse mai, perchè egli, come scolpito nella roccia che lo ha sostenuto da bambino, sembra eterno. Comprendi che non tradisce il disagio - pur naturale in chi poco tempo ha avuto da dedicare allo studio - nel parlare con chiunque. Ti invade con le sue memorie e con la sua semplicità, con la sua lirica che spesso racconta storie d'amore ormai sopite ma mai dimenticate:
Esù miccèddha ti isse andin ozzìa
c'egò pedì ti imme andon jalò,
arte ti eghenàstise megàli,
egò thelo na se prandestò.
Ela, ela mu condà,
ti egò imme manachò.
Tu ragazza che vieni dalla montagna
e io ragazzo che vengo dalla marina,
ora che sei diventata grande,
io voglio sposarti.
Vieni, vienimi vicino
perchè io sono solo.
Così canta alla sua donna con la quale ha condiviso le gioie, poche in verità, e le tristezze della sua
vita, e con la quale vuole condividere anche gli ultimi affetti e le ultime speranze:
San i zoì dikìma ene palèa
paracalùme viàta to Christò.
Den thelo de na fao ce de na pio,
na ciumithò methèsu manachò.
Quando la nostra vita sarà trascorsa
pregheremo sempre il Signore.
Non voglio né mangiare né bere
ma solamente riposare accanto a te.
Si tratta di poesie ispirate e commosse, semplici nella loro elementarità sintattica, dove i pensieri e le
immagini sono tutte allineate in primo piano, senza metafore, senza sottintesi e che hanno in sè i segni
inequivocabili della poesia popolare, così come la intendeva il Croce, nel senso di poesia semplice
nell'esperienza e nel contenuto. L'amore per la sua donna o l'amore in genere viene inteso nel senso
più comune della parola, ma insieme è come il simbolo riassuntivo e concreto delle sue passioni, delle
sue aspirazioni, nel loro alternato ripresentarsi sotto forme di ricordi di gioventù o mezzo di
appagamento spirituale di fronte alla persona amata con la quale ha condiviso tutte le contraddizioni
della stessa condizione umana. E' poco importante che la "donna" non abbia un nome; poco
importante è che ella non sia indagata nelle sue forme, nei suoi atteggiamenti di ritrosia o di
compiacenza, perchè ella è in fondo il simbolo di tutto ciò che egli desidera ed a cui ha sempre
aspirato. Ed è qui che ritorna ancora quell' "ela"(vieni) iterativo in tutte le sue poesia, quel bisogno di
avere una donna accanto, come se temesse la solitudine o quasi a sentirsi anch'egli padrone di
qualcosa in un mondo che poco o nulla gli ha concesso. Un altro topos ricorrente in Angelo è il motivo
della fanciulla che egli comincia ad amare fin da piccola, fin dalla sua ingenuità, dalla sua verginità,
quasi, unica dote possibile, in un mondo in cui i beni si misuravano solo in dignità.
IL VISSUTO BIOGRAFICO.
Più di ogni altro poeta grecanico contemporaneo, Angelo Maisano indaga il microcosmo ellenofono
nelle sue strutture etico-sociali. Egli sa da sempre che la sua terra non è popolata da poveri di
francescana memoria che accettano la sofferenza quotidiana in virtù di non si sa quali peccati da
espiare, ma è una terra di sfruttati che non vogliono più essere asserviti; una terra - come bene
evidenzia nelle sue liriche - dimenticata da tutti ma non da Cristo, anche se qualche volta si distrae.
Radicata nella sua cultura periferica la poesia di Angelo assume i connotati del vissuto biografico ed
esistenziale.
La sua non è fantasia che esplora il reale: è storia calata nel vissuto, nella sofferenza, nel presente,
nell'antico che è ancora presente. La sua voce sale calda, dolorosa, sincera dalle visceri malate della
terra grecanica che egli ha inondato nel corso dei suoi anni di tanto sudore, e, come tutti in questa
terra, pensa collettivamente; lotta alla stessa maniera, senza rabbia ma con consapevolezza. Come gli
altri vive alla stessa maniera in questi paesi impastati di rovine e di miseria, inghiottiti dalle montagne,
dove il tempo, la fatica e il dolore - che hanno radici lontane - hanno disegnato i loro volti carichi di
umanità. Con i frammenti dei suoi versi egli puntella la sua cultura, ed essi sono i versi di chi si
aspetta che un evento si compia, cercando di sostenerlo e di sospingere la sua realizzazione attraverso
la parola e il canto. Ansia, desiderio di riscatto nei suoi versi che denunciano la sottile ironia ed anche la rabbia di chi non vuole che i rapporti umani vengano regolati dalla violenza e dal permissivismo, in una nazione che un giorno gli ha chiesto di andare a difendere chissà quali confini in nome di chissà quali ideali, ed oggi rafforza sempre più il cerchio della solitudine sociale e non fa nulla per abbattere il muro della fame e della delinquenza:
UN "POETA OPERAIO". QUASI UNA CONCLUSIONE.
Così comincia e così continua la vita di Angelo, sempre in guerra, una guerra che segna ancora il suo distacco dalla storia, una storia che attraversa il mondo grecanico lasciando solo la sua caligine e che, al fondo dei fatti che l'hanno costruita, trova, solo per attimi, il tempo di ricordarsi di quel mondo ma soltanto per fargli imbracciare un moschetto.
La voce di Angelo si attesta per dignità di contenuti accanto a quelle che non si trastullano su reiterate tematiche provinciali o su abusate formule di querulità dalle antiche radici. Dai suoi versi si articolano le tensioni delle tradizioni culturali dell'isola grecanica che accredita l'isolamento nella società e l'estraneità alla storia. Solo una lettura superficiale della sua poesia potrebbe non farci comprendere che la sua poesia è, a volte sì, elementare ma allo stesso tempo profonda e schietta. L'elaborazione artistica non appare, non c'è, non potrebbe; se solo egli si fermasse un attimo a badare alla lingua dei suoi componimenti poetici, cesserebbe la freschezza e la genuinità del suo verso, quel forte sapore popolare che non ha bisogno di modelli colti e che lo ha reso sicuramente il più popolare dei poeti grecanici. La sua è una cultura espressiva e poetica il cui valore risalta solo se è messa in rapporto ai temi che egli tratta, non sono documenti di lingua, sono documenti di vita. Essi traggono forza da quelle persuase posizioni in cui egli porta tutta la carica del suo eccezionale temperamento, precisato, praticato e continuato negli anni; dalle sue drammatiche esperienze e dal suo robusto realismo utilizzando i termini più semplici e, allo stesso tempo, più duri del linguaggio che denotano una pienezza realistica difficilmente riscontrabile in altri poeti grecanici.
Poeta ed operaio, poeta del cuore, della rabbia, dei valori universali con cui fortemente concorda la sua personalità, costruita nella esperienza e nella cultura popolare, tra gli anfratti di una lingua che non lascia spazio all'immaginazione nè all'elaborazione stilistica.
Alla sua lingua Angelo, più che nobiltà poetica, chiede l'aderenza ai temi e l'adattamento ai modi popolari, i soli che sappiano dare - anche se con una certa uniformità e monotonia, ma senza diramazioni o sottintesi- la possibilità di tradurre senza mediazione retorica e nel modo più schietto, la voce dei sentimenti più vari e stimolanti, la consapevolezza e l'archetipa fierezza di chi sa di appartenere ad un'antica e nobile cultura, la rabbia di chi assiste impotente allo sfacelo di tutti gli esiti della storia. Le strutture poetiche a volte non trovano un adeguato movimento linguistico, ma la sua espressione diventa eloquente e vibrante quando - ed è sempre - si incontrano con la passione ammaestratrice e politica, col suo semplice modo di essere vivo fra sottile ironia, sdegno e dolore, esortazione e rampogna. Questo era Angelo, tra Bacco e gioia di vivere, unico conforto all'uomo, unico riparo all'urgenza delle passioni.
LA CRITICA
F.Violi, L'ulisside grecanico (greki, ambrò), <<Calabria Oggi>>, Reggio Calabria, 1993; F.Violi, Storia degli studi e della letteratura popolare grecanica, C.S.E.- Comune di Bova, Bova, 1992; F. Violi, Le radici della nostra cultura, C.S.E., Bova Marina, 1991; K. Nikas, Poeti Ellenofoni di Calabria, in <<Italoellinikà>, rivista di cultura greco-moderna, vol. III, Napoli, 1992 a cura del Istituto Universitario Orientale pp.255-278; F. Violi, Storia e Letteratura Greca di Calabria, Rexodes Magna Grecia, Reggio Calabria, 2001; F. Violi, Angelo Maesano, una vita tra sofferenze e suggestioni, in Ellinikà Minimata, Ed. Simone, Napoli, n.5, 2001, p.158; F. Violi, Angelo Maesano: un poeta operaio, Quaderni di Cultura Grecocalabra, n.3, IRSSEC, Bova Marina, 2003; F. Violi, I Nuovi Testi Neogreci di Calabria, vol. II, Iiriti ed., Reggio Calabria, 2005

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