Andreas Kalvos : il poetà delle virtù

19.09.2016 08:14

 MONDO GRECO. RUBRICA LETTERARIA “DI FIORE IN FIORE” di Daniele Macris  

 

Un altro grande poeta, nativo di Zacinto e vissuto spesso lontano dalla patria, fu Andreas Kalvos(1792-1869), di poco più anziano di Solomòs, con cui non ebbe particolari rapporti. Crebbe a Livorno, dove fioriva una comunità greca, imparò bene l’italiano, in cui scrisse opere non insignificanti, e dal 1811 al 1817 fu segretario di Ugo Foscolo. Operò nella Carboneria a Firenze, dove fu arrestato nel 1821, e poi si trasferì in Francia. Nel 1824, a Ginevra,  pubblica la prima raccolta di dieci odi, “Lyra”; nel 1826 in Francia la seconda,”Liriche”, sempre di dieci odi, dedicata al generale Lafayette. Il suo contributo alla poesia greca moderna è concentrato in queste due pregevoli raccolte, ispirate da profondo senso storico, notevole sensibilità linguistica e alta dirittura morale. Le sue “Odi” sono quasi tutte-tranne due- ispirate alla lotta per la libertà del 1821 e si svolgono con tono drammatico, con abbondanza di prosopopee, apostrofi, similitudini, metonimie, impreziosite da una lingua che, pur partendo dal greco parlato, si raccorda agevolmente a quello classico con notevole maturità ed inaspettata solidità strutturale.

La metrica è singolare: odi pentastiche, formate da quattro settenari( o senari tronchi o ottonari sdruccioli) e da un quinario, che riprende il classico adonio. La forma e la veste solenne della lingua, tuttavia, non riescono a celare del tutto l’inquietudine romantica dell’ispirazione, che rimanda a Young o al poema ossianico. Dunque, sul modello di Foscolo, la notte, le stelle, la morte, il sangue, le tombe sostanziano la sua lirica e ne diventano paesaggio essenziale. Dall’ode “A Suli”, nella traduzione di Vitti,  riprendiamo il passo sulla morte di Markos Bòtsaris a Karpenisi: “ Soffia un vento furioso/ e il bosco ondeggia/della Selleide; giungono/da lontano fin qua, ove mi trovo/ suoni di musica. // Di pastori spensierati: non sono canti, neppure di nozze, / o di giovinette e uomini in festa; / nemmeno di sacerdoti. // Altra magnifica festa/ oggi si celebra/in Grecia: danza/ il nunzio della guerra/dispensa alloro. Nell’ode “Alle Muse”(traduzione mia) “ Dove tremolano/ le luci della notte/ lì in alto si allarga/ la Via Lattea e versa/ gocce di rugiada. //” si coglie bene la singolare altezza dell’ispirazione di Kalvos. Dopo un lungo soggiorno a Corfù, dal 1827 al 1852, partì definitivamente per l’Inghilterra, dove si sposò per la seconda volta-era rimasto presto vedovo della prima moglie, greca-e dove visse dando lezioni private e traducendo testi greci, fino alla morte, avvenuta nel 1869. Le sue spoglie mortali, insieme con quelle della seconda moglie, furono traslate a Zacinto nel 1960.  Una fisionomia solitaria, che ha saputo esaltare la virtù dei Greci, esprimendo la romantica certezza che sarebbe stata pari a quella degli antichi, modello sempre seguito e mai rinnegato. Le venti odi di Kalvos sono il documento di un’ispirazione linguisticamente e storicamente profonda, originale e di sublime profondità.

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