Ancora un ritrovamento di micidiali arsenali della 'ndrangheta: ma che sta succedendo a Crotone? E' tutto sotto controllo?

30.05.2016 17:08

Didascalia-Il colonnello Salvatore Gagliano, comandante provinciale di Crotone ed il capitano Claudio Martino

 

I Carabinieri del Comando Provinciale, diretto dal colonnello Salvatore Gagliano, hanno scoperto un vero e proprio arsenale

CROTONE, A QUALE ‘NDRINA APPARTENGONO LE MICIDIALI ARMI, RITROVATE DAI CARABINIERI NELLA CANNA FUMARIA DELL’APPARTAMENTO DI UN IMBIANCHINO INCENSURATO?

Domenico Salvatore

Prevenzione e repressione dei reati e dei delitti sul territorio. Stare in mezzo alla gente in full immersion. Capire i problemi del popolo che soffre. Comunque, tenere sempre alta la guardia e dritta la barra.

Dialogo e confronto delle idee; ciascuno, nel rispetto delle proprie competenze, della legalità, della trasparenza e della Giustizia.

Una filosofia di vita, che sta dando risultati sul piano operativo, davvero degni di nota, a giudicare dai risultati ottenuti.

Il nuovo comandante provinciale dei carabinieri il colonnello Salvatore Gagliano che dal 14 settembre 2016, si è insediato a Crotone, al posto del colonnello Francesco Iacono si era presentato cosí alla stampa locale…

Sono nato 52 anni fa a Mirabella Imbaccari, in provincia di Catania,  ho comandato, dal 2009 al 2011, il Reparto operativo dell’Arma di Lecce, quindi, fino al 2014, il comando provinciale di Ragusa per tornare infine in Calabria dove, prima di assumere il comando provinciale di Crotone, ho guidato la Scuola Allievi Carabinieri di Reggio Calabria… catanese, cinquantenne, padre di tre figli, persona umile e che non frequenta i salotti, ma sta vicino alla gente che soffre”.

Parlò delle mafie come di una questione culturale e che non possa essere delegata alla sola lotta delle forze dell’ordine. “Per questo, occorre andare nelle scuole e parlare con i bambini, fargli capire che la legalitá è indispensabile per una società civile”.

E sull’annosa questione della Caserma:” I carabinieri possono svolgere il loro dovere anche in un sacco a pelo in montagna, come del resto avviene, ma quello che preme a me in questo caso è dar dignità alle persone, al di là della divisa, all’uomo e alle loro famiglie.

Io posso anche stare in uno scantinato, ma i miei carabinieri hanno bisogno di una sistemazione decorosa. Sarebbe un segnale anche per la città quello di dare una sede piú decorosa all’Arma dei carabinieri. Io mi impegneró affinchè questo avvenga, anche se le cose non dipendono direttamente da noi”.

Ed ancora: “La nostra non sarà solo attività di polizia, ma saremo operatori del sociale: dare fiducia alla gente è la missione che i carabinieri devono avere in questo momento.

Combattere la ‘ndrangheta  è la nostra priorità, ma dobbiamo anche stare vicini a cittadini ed istituzioni; soprattutto in un momento di congiuntura economica difficile, come questo. Sono abituato a conoscere il territorio non solo guardando le cartine, ma andandoci personalmente.

E’ quello che farò anche qui, per rendermi conto direttamente della situazione e non avere conoscenze solo sulla carta”.

Sta facendo il pieno di consensi, l’alto ufficiale dell’Arma Benemerita, perché i sacrifici, l’esperienza, che non è mai troppa, la competenza e la professionalità, alla fine, pagano.

Bisogna capire in tempo utile, che aria tiri. Questa è terra di faide sanguinarie; di guerre di mafia spietate, per il controllo del territorio e di tutte le ben numerose e lucrose attività illecite ed illegali: traffico di armi e droga, controllo del mercato del lavoro, della filiera del cemento, appalti e sub-appalti pubblici e privati, boat-people, scommesse clandestine, infiltrazioni negli enti locali e così via.

Una buona parte dei padrini, boss e vicecapi, ma anche gregari della ‘ndrangheta, è al cimitero; i più fortunati, sono finiti in galera oppure sono al 41 bis e casomai, in attesa di giudizio, tuttavia la Piovra bruzia è sempre viva e vegeta.

E compete, lotta e combatte con lo Stato, per il controllo del territorio. Lo Stato finora ha risposto con le operazioni della DDA, arresti, processi, condanne e soprattutto con il sequestro e confisca dei patrimoni dei boss della ‘ndrangheta.

Beni mobili ed immobili, nell’ordine delle centinaia di milioni di euri; frutto della famosa Legge Rognoni-Latorre; votata dal Governo di Giovanni Spadolini, subito dopo l’assassinio del prefetto di Palermo, il 3 settembre 1982, generale di Corpo d’Armata, Carlo Alberto dalla Chiesa

Prevenire è meglio di curare. Il pericolo cova sotto la paglia. Le nuove leve, non intendono redimersi.

Hanno ancora voglia di giocare alla guerra; di scegliere la strada delle perdizione…"Stretta è la soglia, larga è la via, dite la vostra che ho detto la mia"

Dice l’evangelista San Matteo“ Entrate per la porta stretta, poiché larga è la porta e spaziosa la via che mena alla perdizione, e molti son quelli che entran per essa. Stretta invece è la porta ed angusta la via che mena alla vita, e pochi son quelli che la trovano.” .

L’occhio di falco, non è solamente un sistema di moviola, che la FIGC, ha istituito per segnalare, in tempo reale, se e quando il pallone abbia superato la linea di porta e sia entrato in rete.

E’ anche l’occhio(al naturale) dei Carabinieri. Tu chiamalo ‘fiuto’, indagini, diavolerie della technologia ed ogni altro accorgimento, escamotage per scovare i delinquenti, gli assassini. Per trovare le armi.

E neppure, il personaggio dei fumetti, creato da Stan Lee (testi) e Don Heck (disegni), pubblicato dalla Marvel Comics. La sua prima apparizione avviene in Tales of Suspense (Vol. 1 n. 57 (settembre 1964).

Preoccupa il ritrovamento dell’arsenale. Ma soprattutto l’AK 47, il famigerato Kalashnikov”…è un fucile d'assalto sovietico a fuoco selettivo operato a gas, camerato per il proiettile 7,62 × 39 mm, sviluppato in Unione Sovietica da Michail Timofeevič Kalašnikov.Il progetto dell'arma risale agli ultimi anni della seconda guerra mondiale (1945).

Nel 1946, fonte Wikipedia, venne consegnato all'esercito il prototipo AK-46 per le prove. Nel 1948 la versione con calcio fisso entrò in servizio presso alcuni reparti specializzati dell'esercito sovietico.

Un primo miglioramento dell'arma fu la variante AKS-47 (dove S sta per il russo Складной, skladnoy, “pieghevole”) con calcio pieghevole verso il basso (simile a quello visto sull'MP 40 tedesco).

Nel 1949, l'AK-47 divenne il fucile d'assalto ufficiale delle forze armate sovietiche e fu adottato da gran parte delle nazioni aderenti al patto di Varsavia.

 

Il prototipo originale fu il primo fucile d'assalto di seconda generazione, dopo il tedesco StG 44.

Negli anni 2010, a oltre sessant'anni dalla sua prima realizzazione, l'arma si posiziona tra quelle più usate (se non la più usata) nel mondo, grazie alle sue doti di affidabilità, economicità, facilità d'uso.

È prodotta in diversi paesi e presta servizio in molte forze armate di tutto il mondo (sia nelle mani di forze regolari, sia in mano di milizie irregolari).

Inoltre, l'arma è servita come base per un gran numero di varianti. Si stima che il numero totale di AK prodotti superi la produzione totale di tutti gli altri fucili d'assalto del mondo. Cadenza di tiro    600 colpi al minuto (ciclico), 40 colpi al minuto (semiautomatico),100 colpi al minuto (automatico),Velocità alla volata        715 m/s, Tiro utile        400 m, 300 metri (330 yd) full auto. Alimentazione, caricatori standard da 30 colpi (sono disponibili anche varianti lineari da 10, 20, 40 o 75 e 100 colpi a tamburo)…”. Uil lancio dell’Ansa: “Un fucile d'assalto Kalashnikov, quattro fucili tra cui una carabina da caccia grossa, sette pistole semiautomatiche calibro 9 mm nuove e con matricola abrasa, oltre 500 cartucce di vario calibro: è un vero e proprio arsenale quello sequestrato dai carabinieri del Comando provinciale di Crotone in una operazione condotta nel trascorso weekend.

 

Le armi, secondo gli investigatori, sono riconducibili a cosche di 'ndrangheta di Cutro, dove sono attive tra le più agguerrite 'ndrine.

A custodire, all'interno della canna fumaria della propria abitazione di campagna, le armi un insospettabile imbianchino, incensurato, di Cutro che è stato arrestato per ricettazione, detenzione illegale di armi clandestine e da guerra.

Il ritrovamento di armi viene letto con preoccupazione dai carabinieri per i pericolosi risvolti che potrebbe avere”.

Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia di Stato, spesso in sinergia, tengono gli occhi ben aperti.

A titolo di cronaca, il 2 agosto 2010 la Polstato scovò un altro kalashnikov…”L'arma era occultata in un casolare abbandonato.

Nell'ambito dei servizi investigativi in atto nel comune di Isola Capo Rizzuto, nella mattinata odierna personale della Squadra Mobile della Questura di Crotone, ha rinvenuto e sequestrato un kalashnikov in ottimo stato di conservazione, con matricola abrasa.

L'arma è stata rinvenuta all'interno di un sacco di tessuto sintetico, occultata in un sottoscala di una casa colonica abbandonata, ubicata in località Vermica di Isola Capo Rizzuto.

Il centro cortonese di Isola Capo Rizzuto è stato oggetto, nel recente, di recrudescenza di fatti reato facenti riferimento alla criminalità organizzata, tra cui anche più attentati incendiari nei confronti di amministratori locali.

Conseguenti le attività di contrasto delle Forze dell'Ordine con catture di latitanti di grosso spessore, sequestri di beni immobili riferentesi alle cosche e numerosi arresti di associati”.

Ed ancora prima, il due maggio 2008, la polizia scoprì un arsenale a Crotone e arrestò un giovane.

Il ritrovamento è avvenuto nella frazione Papanice di Crotone, teatro di due dei tre omicidi, compiuti nella zona nel periodo di Pasqua.

Personale dello Sco e della Squadra Mobile, hanno trovato e sequestrato numerose armi, tra le quali una mitraglietta Skorpion, un fucile mitragliatore kalashnikov, fucili ed un migliaio di proiettili di vario calibro.

L'arrestato, Rocco Aracri, 24 anni, ritenuto dagli investigatori vicino a Pantaleone Russelli, il presunto capo della cosca opposta a quella dei Megna, capeggiata da Domenico.

Un figlio di quest'ultimo, Luca, è stato ucciso alla vigilia di Pasqua”.

Scrive Filippo Veltri su ‘La Repubblica’…”CROTONE L' inferno della guerra di mafia incendia Crotone in un caldo pomeriggio d' autunno.

Tre morti e due feriti in una sparatoria nella piazza principale della città, la bellissima piazza Pitagora, davanti a centinaia di persone che passeggiavano nel salotto buono, nell' ora di punta di quello che è l' unico passatempo per migliaia di giovani.

Una strage in piena regola che ricorda gli anni bui quando Crotone era devastata dalla guerra di mafia fra i Vrenna e i Feudale. Oggi ogni paragone non regge neanche rispetto a quei tempi, e Crotone con l' intero comprensorio che aspetta di essere elevato a provincia conta i morti di un insaguinato 1990: sono 33, media che supera la provincia di Reggio Calabria.

L' inferno targato Crotone ha inizio alle 17.10, in via Poggioreale, una traversa che si affaccia su piazza Pitagora, di fronte al mercato.

Davanti al bar Augello, uno snack frequentatissimo da giovani, ci sono Giuseppe Sorrentino, 45 anni, pregiudicato; Rosario Garceo, 52 anni, e Ugo Perri, di 55, entrambi pregiudicati come Sorrentino, indicato come un boss.

Parlano fra loro. Sul gruppetto arriva Gaetano Barillari, 38 anni, indicato come appartenente al gruppo.

All' improvviso si sente una prima scarica di fucile automatico, poi una sventagliata di fucile caricato a lupara.

E' un attimo. Alcuni testimoni dicono che prima delle 17.15 è tutto finito. I quattro vengono crivellati di colpi, solo Barillari riesce a cavarsela restando però ferito.

Non si sa ancora come il commando dei killer sia giunto davanti al bar Augello. Forse con una macchina, dalla quale scendono in due, anche in tre.

Il gruppo di Sorrentino questo sembra essere accertato non riesce a difendersi e i quattro non sparano nemmeno un colpo. Ma nella strage è rimasto ferito anche un passante che tornava tranquillamente a casa.

Si chiama Angelina Morrone, di 65 anni, colpita ad un braccio. Alle 17.30 piazza Pitagora è circondata da poliziotti e carabinieri.

E' un altro inferno di volanti, sirene, ambulanze. La gente è atterrita. Scappa da tutte le parti: sotto i vicini portici, in piazza Municipio.

Si trovano pochi testimoni. Il dirigente del commissariato di polizia, Franco Saladino, il capo della Mobile di Catanzaro, Antonio Maiorano, il maggiore Luigi Curatoli del gruppo dei carabinieri di Catanzaro, cercano con fatica di mettere assieme i tasselli della strage.

Con loro i magistrati della Procura Capasso e Martuscelli. C' è un primo dato significativo: Barilari rifiuta il ricovero in ospedale, si fa medicare e viene portato nel commissariato per essere interrogato. Ma non dice granché.

L' interrogativo che ci si pone è perché sparare nel mucchio. Chi c' era nel mirino dei killer? Sorrentino aveva precedenti per associazione mafiosa ed è ritenuto in collegamento con le potenti cosche di Cirò Marina.

La frattura che si è aperta nella mafia locale è enorme ed i morti ammazzati nel 1990 non sono che una spia.

Al gruppo dei cirotani e di una parte dei crotonesi si contrappone quello che opera su Strongoli, un paese sulla costa ionica non distante da Crotone, dove agiscono bande temibilissime. Ma perché tanto sangue?

Sullo sfondo restano i motivi di sempre, il controllo del territorio da parte di una criminalità che lo Stato non riesce ad arginare.

L' ultima, disperata denuncia è di ieri l' altro, del procuratore della Repubblica Elio Costa, ascoltato a Roma dal Csm: nelle preture della zona non si possono fissare udienze fino al 1994 perché non si riesce a trovare un calendario di quell' anno!

E' del tutto inutile ha detto Costa inasprire le pene se la maggior parte dei delitti resta impunita e non si trovano i responsabili.

Parole amare di un magistrato, che un mese fa aveva denunciato come dietro lo scontro nella mafia crotonese potessero esserci gli appalti per la base degli F16.

Un enorme cantiere, ancora tutto da aprire, nei pressi dell' aeroporto di Sant' Anna di Isola Capo Rizzuto, dove gli americani trasferiranno gli aerei sfrattati dalla base spagnola di Torrejon.

Decine di miliardi di lavori, di subappalti, di trasporti, di camion, di movimentazione terra, di commercio che esplode e che nessuno controlla, che si aggiunge al traffico di droga da sempre fiorente, alle estorsioni e al piccolo tagliaggiamenti.

 Per questi nuovi e vecchi appetiti le cosche si sono riorganizzate e si uccidono. In piazza Pitagora, davanti a migliaia di persone, o sui tratturi che portano ai vecchi paesi del Marchesato, a Cirò, Roccabernarda, Strongoli e Melissa.”

“'Ndrangheta in provincia di Crotone

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

(Reindirizzamento da 'ndrangheta in provincia di Crotone)

La ndrangheta in provincia di Crotone è un fenomeno di lungo corso e con una presenza capillare nell'area. Le famiglie di quest'area hanno anche ramificazioni specialmente in Emilia-Romagna, Lombardia (Grande Aracri), in Germania (Arena) e Svizzera (Ferrazzo). Le 'ndrine crotonesi operano nel traffico di droga e nel sistema degli appalti.

I Grande Aracri di Cutro sono predominanti a Crotone e sono legati ai Nicoscia di Isola Capo Rizzuto e mantengono buoni rapporti con i Comberiati-Garofalo di Petilia Policastro e con i Ferrazzo di Mesoraca.

I Farao dominano su Cirò e sono legati ai Giglio di Strongoli ed operano nel narcotraffico, praticano estorsioni e riciclaggio. Ad Isola Capo Rizzuto infine negli ultimi anni emerge la cosca dei Nicoscia, appoggiata dai Grande Aracri e Russelli, a dispetto degli Arena, alleati dei Dragone di Cutro e dei Megna.

Storia

Anni '70 - La faida di Crotone

Nel 1973 scoppia una faida tra la famiglia di Luigi Vrenna detto U Zirru e i Feudale. Umberto Feudale uomo di rispetto detto u petrolianu qualche mese prima aveva ucciso durante una sparatoria un figlio di Zu Luigi Calogero Vrenna detto Nini e dopo avergli sparato lo investì con la macchina mentre era a terra morto in segno di sfregio.

Oggi

Secondo l'ultima relazione semestrale della DIA (I semestre 2014) a Cutro sarebbe nato il nuovo Crimine della famiglia Grande Aracri che avrebbe assunto il controllo delle attività illecite la parte settentrionale della provincia.

Il 28 gennaio 2015 si conclude l'operazione Aemilia con l'arresto di 160 persone in Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Veneto, Calabria e Sicilia delle procure di Bologna, Catanzaro e Brescia tra cui affiliati dei Grande Aracri e il presunto capo di Reggio Emilia Nicolino Sarcone, il capogruppo di Fi di Reggio Emilia, Giuseppe Pagliani.

Le persone sono accusate di: associazione di tipo mafioso, estorsione, usura, porto e detenzione illegali di armi, intestazione fittizia di beni, reimpiego di capitali di illecita provenienza, emissione di fatture per operazioni inesistenti.

Struttura

Didascalia: foto di repertorio                                                                       Didascalia: foto di repertorio

 

Nel crotonese la 'ndrangheta, come nel resto della regione è suddivisa in locali.

Elenco locali

    Locale di Cirò: Farao-Marincola

    Locale di Isola Capo Rizzuto

    Locale di Petilia Policastro: Comberiati

Elenco 'ndrine:

    Arena di Isola Capo Rizzuto

    Carvelli di Petilia Policastro

    Colacchio di Isola Capo Rizzuto

    Comberiati-Garofalo di Petilia Policastro

    Dragone di Cutro

    Farao di Cirò

    Ferrazzo di Mesoraca

    Giglio di Strongoli

    Grande Aracri di Cutro

    Iona di Rocca di Neto e Belvedere Spinello

    Maesano di Isola Capo Rizzuto

    Manfreda di Mesoraca

    Mannolo di San Leonardo frazione di Cutro

    Marincola di Cirò

    Martino di Cutro

    'Ndrina Megna di Papanice (Frazione di Crotone)

    Muto di Cutro

    Nicoscia di Isola Capo Rizzuto

    Paparo di Isola Capo Rizzuto

    Trapasso di San Leonardo frazione di Cutro

    Vrenna-Ciampà-Bonaventura-Corigliano di Crotone

Comuni sciolti:  Isola Capo Rizzuto (2003)

    Strongoli (2003) DPR annullato.”

Domenico Salvatore

Didascalia: fotografie di repertorio

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