Anche il grande giornalista e politico Enzo Lacaria è tornato al Padre

03.07.2016 22:39

 

 

Reggio Calabria-Uno dei leaders della politica motticiana, nel regno della Mallamaci dinasty, dopo una lunga malattia

LA SCOMPARSA DEL GRANDE GIORNALISTA-POLITICO, ENZO LACARIA

Domenico Salvatore

Cara Manuela ti scrivo,

So quanto fosse importante per te un simile padre, (senza scomodare il dna) sotto il profilo umano, personale, familiare e culturale; guida spirituale e punto di riferimento.

Un’eredità pesante quella di un editorialista di grido, che frequentava le redazioni dei giornali.

C’ero anch’io, in quella redazione reggina del “Giornale di Calabria” con Enzo, Francesco, Carlo e Ninì, ricordi?

Ascoltavo le sue ansie; sentivo  le emozioni; percepivo in qualche modo, lo stress che rodeva come un tarlo sul legno.

Capace ed abile nel muoversi fra le ristrettezze economiche; perché Enzo non nuotava nel lardo e nemmeno nell’oro. Vivo, diceva, con quel che passa il convento.

Quasi tutto, finiva nel buco nero del triangolo delle Bermude del padre-padrone PCI. E dall’Unità, non arrivavano di certo, laute compense.

Era un piacere, sentirlo parlare. Per una serie di questioni, con vivo piacere  ascoltavo per anni i suoi celeberrimi comizi: a Reggio Calabria, Villa San Giovanni, Palmi, Rosarno, Polistena, Locri, Siderno, Brancaleone, Melito Porto Salvo, Bova Marina; perché Enzo Lacaria, era un trascinatore di folle. La sua fama, travalicava gli angusti àmbiti calabresi.

Ma da corrispondente della Gazzetta del Sud, anche da Motta San Giovanni, visto che Gianni Legato, era impegnato in prima persona, ebbi l’occasione di seguire i consigli comunali di quel centro per diverso tempo.

Erano gli anni d’oro del PSDI; della dinasty dei fratelli Mallamaci, Filiberto, Giovanni e Benedetto, che riuscì a portare a Motta, il presidente della Repubblica, Giuseppe Saragat.

Benedetto, fu sindaco ed anche assessore regionale. Fecero epoca, gli scontri con Bruno Attinà, Giuseppe Checco, Nunziato Riggio, Ciccio Battaglia, Vacalebre, Gullì, Minniti, Suraci, Alampi, Crea, Verduci, Scappatura, Benedetto, Genovese, Calabrò, Legato, Catalano, Minniti l’altro e via di seguito.

Andava in onda l’accademia della politica. L’aula consiliare di palazzo “Pasquale Alecce”, pullulava di cittadini interessati alle vicende politiche, amministrative, umane e democratiche, ma anche ai colpi di fioretta, spada e sciabola…Motta, Lazzaro, Valanidi, Cambareri, Paterriti, Leandro, San Basilio ecc.

Enzo Lacaria aveva sempre il polso della situazione di tutti i centri grandi e piccoli e si batteva come un leone dentro l’aula consiliare; ed anche fuori. Ribolliva, come il magma infocato etneo, nella Valle del Bove.

Come giornalista di talento, era da serie A. Non solo all’Unità, che all’apogeo, arrivò a vendere un milione di copie al giorno. I suoi servizi dalla Calabria, erano puntuali, tempestivi e pregnanti.

Uno dei padri del giornalismo calabrese. C’era anche lui, fra i giornalisti che si battevano insieme a Raffaele Nicolò, Franco Cipriani, Luigi Malafarina, Aldo Sgroj, Alfredo Pedullà, Renato Meduri, Ciccio Franco, Antonio Latella senior e via discorrendo, per l’autonomia dell’Ordine Regionale dei Giornalisti della Calabria, che allora dipendeva da quello della Campania.

Come sposo e padre di famiglia, per quel che ho potuto vedere e sentire, non ci sono macchie. Puntuale, preciso, inappuntabile, impeccabile ed ineccepibile.

Comunista, sino al midollo. Si batteva per la dittatura del proletariato. “Il Partito Comunista Italiano, fonte Wikipedia (PCI) è stato un partito politico italiano di sinistra.

Fu uno dei maggiori partiti politici italiani, nato il 21 gennaio 1921 a Livorno come Partito Comunista d'Italia (sezione italiana della III Internazionale) per la separazione dell'ala di sinistra del Partito Socialista Italiano guidata da Amadeo Bordiga e Antonio Gramsci, al XVII Congresso socialista.

Dopo una storia complessa e travagliata all'interno dell'Internazionale comunista negli anni venti e trenta, assunse durante la seconda guerra mondiale un ruolo di primo piano a livello nazionale, promuovendo e organizzando con l'apporto determinante dei suoi militanti la Resistenza contro la potenza occupante tedesca e il fascismo repubblicano. Il capo del partito, Palmiro Togliatti, attuò una politica di collaborazione con le forze democratiche cattoliche, liberali e socialiste ed ebbe un'importante influenza nella creazione delle istituzioni della Repubblica.

Passato all'opposizione nel 1947 dopo la decisione di De Gasperi di estromettere le sinistre dal governo per collocare l'Italia nel blocco internazionale filo-statunitense, il PCI rimase fedele alle direttive politiche generali dell'URSS fino agli anni settanta e ottanta pur sviluppando nel tempo una politica sempre più autonoma e di piena accettazione della democrazia già a partire dalla fine della segreteria Togliatti, e soprattutto sotto la guida di Enrico Berlinguer, che promosse il compromesso storico con la Democrazia Cristiana e la collaborazione tra i partiti comunisti occidentali con il cosiddetto eurocomunismo.

Nel 1976 il PCI toccò il suo massimo storico di consenso, mentre nel 1984, sull'onda emotiva della morte improvvisa del segretario Berlinguer, fu per breve tempo e seppur per pochissimi punti percentuali, il primo partito italiano.

Dopo la caduta del muro di Berlino (1989) e il crollo dei paesi comunisti, il PCI, che fu sempre il più grosso partito comunista dei paesi del blocco occidentale, si è sciolto nel 1991 su iniziativa di Achille Occhetto, dando vita ad una serie di formazioni politiche di sinistra (Partito Democratico della Sinistra, Partito della Rifondazione Comunista, ecc.) che hanno per alcuni periodi governato l'Italia in alleanza con le forze progressiste socialiste e cattoliche.”.

Carlo Parisi, presidente aggiunto della FNSI lo ricorda così su giornalistitalia.it:” Il giornalismo calabrese perde uno dei suoi figli migliori: Enzo Lacaria. Si è spento stanotte, nella sua casa di Reggio Calabria, dopo una lunga malattia.

Nato a Reggio Calabria il 27 agosto 1930, iscritto all’Ordine ed al Sindacato Giornalisti della Calabria, Vincenzo Lacaria era giornalista professionista dal 17 marzo 1965. Funzionario del Pci, nei primi anni Sessanta aveva cominciato a scrivere per l’Unità, il quotidiano fondato da Antonio Gramsci all’epoca organo del partito comunista.

Un lavoro intenso e appassionato, nonostante la misera retribuzione che, a quei tempi, veniva imposta in nome della “solidarietà” attraverso la cessione di parte della retribuzione al partito. Una collaborazione andata avanti ininterrottamente sino alla metà degli anni Ottanta, quando Enzo, nel 1985, è stato, grazie a Giuseppe Soluri, tra i protagonisti della rinascita del quotidiano regionale “Il Giornale di Calabria”, divenendone uno dei notisti politici di punta.

Nonostante la sua fiera e dichiarata collocazione politica, Enzo Lacaria si è sempre fatto stimare e apprezzare da tutti, soprattutto da quanti avevano idee radicalmente oppose alle sue. Una scrittura severa e dettagliata, la sua, ma soprattutto equilibrata, che nei servizi di cronaca non ha mai sconfinato nella partigianeria, tant’è che spesso alcuni svogliati colleghi che, contrariamente a lui, non amavano seguire le interminabili sedute dei Consigli comunale, provinciale e regionale, si facevano scrivere dei pezzi che venivano regolarmente pubblicati, senza cambiare una sola virgola, da testate politicamente agli antipodi.

Questa sua capacità di analizzare lucidamente gli eventi, senza farsi condizionare da ideologie e pregiudizi, non significa certo che fosse un cronista asettico. Anzi.

Grazie ai suoi servizi giornalistici, tanti amministratori calabresi sono stati spesso costretti a rivedere le proprie scelte o, quantomeno, a riflettere seriamente sugli effetti negativi che avrebbero provocato sui cittadini, soprattutto i più deboli e indifesi, che nella redazione che si pregiava di annoverare Enzo hanno sempre trovato un solido punto di riferimento.

Puntuale come un orologio svizzero, impeccabile nello stile, nel linguaggio e nell’abbigliamento, Enzo Lacaria era un vero signore, una persona perbene che mancherà a quanti, a partire dal sottoscritto – che ha avuto il privilegio di averlo tra i propri giornalisti nella redazione reggina del Giornale di Calabria –, non smetteranno mai di ricordare il suo viscerale amore per il giornalismo e per gli ideali che stanno alla base della nostra professione, a cominciare dall’onestà al servizio dei più deboli.

I funerali avranno luogo domani, sabato 2 luglio, alle ore 16.45 nella Chiesa di San Salvatore, a Reggio Calabria. Alla moglie Gianna, ai figli Manuela (apprezzata collega impegnata nell’Arga Calabria, della quale è segretaria) e Dario ed al nipotino Marco, che hanno sempre potuto contare sul grande senso della famiglia di Enzo, un commosso abbraccio ed un pubblico ringraziamento per il lavoro, la miriade di aneddoti e ricostruzioni storiche che ci ha regalato, sempre accompagnati da una battuta scherzosa, ed il grande senso del dovere e dell’onestà che, per circa quindici anni di lavoro comune in redazione, ci ha sempre insegnato. Con i toni bassi delle persone perbene, che sapevano diventare altissimi davanti alle ingiustizie e al malaffare.

Ci mancherai, caro Enzo, ma il tuo ricordo troverà sempre un posto “in prima pagina” nei pensieri più belli della nostra vita. (giornalistitalia.it)”

L’Ufficio Stampa Consiglio Regionale della Calabria  : “ I giornalisti dell’Ufficio Stampa del Consiglio regionale della Calabria, Romano Pitaro, Cristina Cortese, Filippo Diano, Luisa Lombardo e Gianfranco Manfredi, piangono la scomparsa del collega Enzo Lacaria, professionista di valore per molti anni accreditato presso la tribuna stampa dell’Assemblea regionale, ed esprimono insieme a tutto il personale dell’Ufficio i sentimenti più sinceri e affettuosi di vicinanza alla figlia, la collega di lavoro Manuela Lacaria, e a tutti familiari”.

Il Sindaco Giuseppe Falcomatà : "Nelle redazioni de l'Unità e di Paese Sera prima, e del Giornale di Calabria in seguito, Enzo Lacaria ha allevato una generazione di giornalisti, dimostrando con grande professionalità come anche tra le colonne di giornali politicamente schierati si possa produrre grande giornalismo".

Anche per me Enzo Lacaria fu maestro di giornalismo e di vita. Le sue ‘sgridate’ proverbiali, pareggiavano quelle di Aldo Sgroj, Luigi Malafarina e Saverio Pedullà a cui porterò eterna gratitudine ed affetto.

Senza nulla togliere a Tonino Raffa, Franco Calabrò, Raffaele Rebecco Malito, Nino Doldo, Piero Ardenti, Giacomo Mancini, Vincenzo Crocè.

Viaggiava per i novant’anni. Un grande del giornalismo, non solo calabrese.

“In Paradiso ti accompagnino gli angeli,/al tuo arrivo ti accolgano i martiri,/ e ti conducano nella Santa Gerusalemme./ti accolga il coro degli angeli,/e con Lazzaro povero in terra/tu possa godere il riposo eterno nel cielo./Io sono la risurrezione e la vita./Chi crede in me anche se muore vivrà;/e chiunque vive e crede in me,/non morrà in eterno./Apritemi le porte della giustizia:/entrerò e renderò grazie al Signore./Questa è la porta del Signore:/per essa entrano i giusti./Celebrate il Signore, perché è buono;/perché eterna è la sua misericordia./ Ed anche” Nelle tue mani, Padre clementissimo, /consegniamo l’anima  del nostro fratello   / con la sicura speranza che risorgerà nell’ultimo giorno/insieme a tutti i morti in Cristo./Ti rendiamo grazie, o Signore,/per tutti i benefici che gli hai dato in questa vita,(come segno della tua bontà/e della comunione dei santi in Cristo./Nella tua misericordia senza limiti,/aprigli le porte del paradiso;/e a noi che restiamo quaggiù/dona la tua consolazione con le parole della fede,/fino al giorno in cui, tutti riuniti in Cristo,/potremo vivere sempre con te nella gioia eterna./Per Cristo nostro Signore./”.

A Melito Porto Salvo, il più grosso centro fra Reggio Calabria e Locri, il manifesto di Enzo Lacaria non si è visto da nessuna parte. Abbiamo appreso la ferale notizia in altro ambiente; di rimbalzo e carambola. Domenico Salvatore

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